Charlie Hebdo sul terremoto, la giornalista: «Siamo sbalorditi dalla vostra reazione»

Charlie Hebdo sul terremoto, la giornalista: «Siamo sbalorditi dalla vostra reazione»
di Francesca Pierantozzi
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Sabato 3 Settembre 2016, 08:37

PARIGI Sono abituati, a Charlie Hebdo, a farsi insultare. Hanno dovuto abituarsi anche a peggio. Eppure questa volta ci sono rimasti, verrebbe da dire, un po' male. O comunque non se l'aspettavano. Lunedì scorso, quando hanno chiuso il giornale, in edicola da mercoledì, la vignetta di Felix sul terremoto in Italia non ha provocato nessun dibattito.«Niente, zero dice abbassando la voce, sinceramente sorpresa, Marika Bret Non abbiamo immaginato nemmeno per un attimo che, due giorni dopo, avrebbe scatenato il putiferio». Il putiferio sono centinaia di messaggi, in italiano, in francese, di orrore, scandalo, obbrobrio. Reazioni in Francia, in Italia, ministri, l'Ambasciata. Tanto che in redazione hanno deciso di rispondere, anzi più che altro, di precisare. A modo loro, e quindi con un'altra vignetta, che nel pomeriggio è comparsa sul profilo Facebook del giornale con la firma della disegnatrice Coco (il 7 gennaio 2015 fu presa in ostaggio dai fratelli Kouachi e costretta ad accompagnarli nella redazione dove hanno ammazzato tutti i suoi colleghi). Italiani! si legge nel nuovo disegno, in un paesaggio terremotato - non è Charlie Hebdo che costruisce le vostre case, è la mafia. Insomma, una specie di messa a punto, voluta dalla redazione, presa alla sprovvista dallo sdegno generale.

Marika fa parte del gruppo storico di Charlie. Era nella banda già nel '92. Era una grande amica di Charb, il direttore ucciso per primo dai Kouachi. Oggi si occupa del personale, bada a tutta la redazione. Ne ha viste tante, tutte. Ma ieri sembrava davvero sbalordita. Nel disegno di Felix Ci sono feriti col sugo delle penne, i morti seppelliti dalle lasagne.

Non avete pensato che qualcuno avrebbe potuto offendersi, le vittime i familiari, gli italiani?
«Ma non è un disegno per ridere dei morti, o delle loro famiglie. Charlie ha voluto denunciare i veri responsabili della strage, chi ha costruito le case che sono venute giù come cartone. O come lasagne».

Sono gli italiani che non hanno capito?
«Visibilmente no. Sinceramente siamo stati molto sorpresi, quando abbiamo scoperto la valanga di messaggi di minaccia, di insulti. Una virulenza rara. Per questo abbiamo deciso di rispondere con un altro disegno che spiega forse meglio quello che volevamo dire. Non che non siamo abituati a messaggi di violenza, e nemmeno al fatto che la nostra satira non piaccia, o sia incompresa. Ma questa volta non ce l'aspettavamo. Non abbiamo nemmeno ancora avvertito Felix, l'autore, che non abita a Parigi. Questo per dire quanto la cosa ci abbia colto impreparati».

Ma insomma, si può ridere di un terremoto?
«Non si tratta di ridere, ma di denunciare, di leggere l'attualità a modo nostro. E comunque noi abbiamo sempre riso di tutto, anche dell'attentato che abbiamo subito. E' la satira, siamo un giornale satirico. Tanta gente non lo capisce o non lo accetta. Ma ripeto, in questo caso siamo stati sorpresi. Sorpresi anche dal fatto che i giornali italiani abbiano cominciato a pubblicare il disegno»

Non avrebbero dovuto?
«Non dico questo, ma la cosa ha preso proporzioni che secondo noi sono dovute a un equivoco. Charlie denuncia, non prende in giro. E in questo caso abbiamo voluto denunciare i problemi che a nostro avviso c'erano dietro il terremoto. E' stato il nostro modo di leggere l'attualità, una lettura caricaturale, certo, ma che voleva colpire quelle che secondo noi erano le responsabilità delle tante vittime».

Non succede spesso che facciate una sorta di rettifica, di messa a punto, come è successo con il disegno di Coco.
«No, Abbiamo deciso di farlo per spiegarci. Adesso chiameremo anche Felix, che probabilmente non è nemmeno al corrente di quello che ha scatenato il suo disegno. Lui abita fuori Parigi e viene in redazione soltanto il lunedì per consegnare i disegni».

E ai lettori italiani volete dire qualcosa?
«Quello che in qualche modo diciamo a tutti i lettori. E anche a noi stessi: che è giusto che ci sia una reazione, ma poi deve esserci anche la riflessione».
 

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