Puigdemont a Copenaghen: «Malgrado le minacce di Madrid, faremo governo»

Lunedì 22 Gennaio 2018
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È senza tregua il braccio di ferro politico giudiziario fra il presidente indipendentista uscente Carles Puigdemont, in esilio in Belgio, e lo Stato spagnolo. Oggi Puigdemont ha lanciato una nuova sfida ad alto rischio alla giustizia di Madrid spostandosi da Bruxelles, dove è rifugiato da quasi tre mesi inseguito da un mandato di arresto spagnolo, in Danimarca per partecipare a un dibattito sulla crisi catalana all'università di Copenaghen.

La procura di Madrid ha reagito chiedendo la riattivazione del mandato d'arresto europeo emesso in novembre ma ritirato in dicembre quando si era capito che la giustizia belga rischiava di bocciare la procedura spagnola. Ma la richiesta della procura non è stata accolta dal giudice del Tribunale Supremo Pablo Llarena che guida le indagini sulla presunta "ribellione" contro i dirigenti catalani per aver portato avanti il progetto politico dell'indipendenza.

Tutto il governo Puigdemont, destituito da Madrid dopo il commissariamento della regione ribelle, è indagato e rischia 30 anni di carcere. Il vicepresidente uscente Oriol Junqueras e altri tre leader indipendentisti sono in carcere a Madrid. Llarena ha ritenuto che non era ancora giunto il momento di chiedere l'arresto all'estero di Puigdemont. Evitando così, secondo l'avvocato del president Jaume Alonso Cuevillas, di «rischiare il ridicolo» per la seconda volta nell'ipotesi di un rifiuto di estradizione anche della Danimarca.

La nuova giornata di tensione sul fronte catalano è stata segnata anche dall'annuncio da parte del presidente del Parlament Roger Torrent che presenterà formalmente il nome di Puigdemont, candidato della maggioranza assoluta indipendentista, all'investitura del nuovo presidente della Catalogna la settimana prossima. Non è chiaro però ancora come potrà svolgersi il voto. Puigdemont è all'estero e non intende rientrare ma propone un'investitura a distanza, o "telematica". Nulla nel regolamento lo consente, e neppure lo vieta. Ma i gruppi unionisti e il governo spagnolo hanno preannunciato ricorsi alla Corte costituzionale perché annulli il voto e blocchi la formazione del governo se sarà eletto dal Belgio.

E Madrid minaccia di prolungare il commissariamento della regione ribelle. In una motivazione molto "politica", il gip Llarena ha accusato Puigdemont di «provocazione» e di aver cercato l'arresto in Danimarca per propiziare la propria rielezione a distanza con la "scusa" di non poter essere presente in aula «come conseguenza di una situazione che gli viene imposta». Da Copenaghen, il president ha replicato a politici e giudici che «malgrado le minacce di Madrid, faremo un governo». Non è escluso però che all'ultimo minuto, per evitare una paralisi delle istituzioni, Puigdemont faccia un passo indietro e sfoderi un "piano b", proponendo l'elezione di un deputato a lui vicino come Jordi Turull o Elsa Artadi.

Ultimo aggiornamento: 23 Gennaio, 14:26 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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