Cartello misogino nel fitness club: «Piscina vietata durante il ciclo»

Una delle iscritte ha pubblicato un post per lamentarsi dell'atteggiamento misogino
di Rachele Grandinetti
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Venerdì 12 Agosto 2016, 13:30 - Ultimo aggiornamento: 13:54

“Care donne, non venite in piscina durante il ciclo”. È il cartello apparso al Vake Piscina e Fitness Club di Tbilisi, capitale della Georgia. Dopo l’indignazione da parte delle iscritte, è apparso un post su Facebook perché quell’invito misogino e umiliante non restasse tra le quattro mura del centro sportivo.
Così, Sophie Tabatadze ha scritto: “Vi rendete conto di quanto sia offensivo? E comunque, dal momento che, in base a queste regole non possiamo usufruire della piscina per 5-6 giorni al mese, avremo un prezzo più vantaggioso rispetto agli uomini?”, con tanto di tag ai diretti interessati.
Il club ha risposto a Sophie sostenendo che si tratta di misure preventive in seguito ad un incidente che pare abbia “contaminato” l’acqua: "Cerchiamo di seguire le norme di igiene e chiediamo ai nostri membri di fare lo stesso", ha scritto il fitness club. Ma sugli assorbenti interni si legge chiaramente che il tampone “si può usare anche al mare e in piscina per il semplice fatto che il ciclo non defluisce all'esterno del corpo”. Senza contare che chi sceglie di frequentare una piscina sa che può entrare in contatto con batteri e fluidi del corpo.
Per quanto il portavoce del centro parli di prevenzione e non di sessismo, la Tabatadze continua a sostenere che le mestruazioni non hanno nulla a che fare con l’igiene: "Quando si va in una piscina pubblica si dovrebbe accettare un certo livello di germi. E da quando gli uomini sono esemplari di creature pulite?”.
Sarebbe più corretto invitare “tutti” a non urinare in piscina, cosa che accade molto spesso, fa notare un’altra iscritta. Era il IV secolo a.C. quando Democrito sosteneva che “il contatto con una donna mestruata trasforma il vino in aceto, uccide le sementi, devasta i giardini, rende opachi gli specchi, fa arrugginire il ferro e il rame, fa morire le api, abortire le cavalle” e nel 2016 il ciclo è ancora associato a tabù e restrizioni. Inoltre, a quanto pare, già prima del cartello misogino, proprio quel club aveva dimostrato un atteggiamento impari nel trattamento dei clienti, e non solo a bordo vasca. Therése Svensson, infatti, ha raccontato: "Quando volevo firmare un abbonamento con la stessa piscina un paio di anni fa, il medico mi ha fatto domande dettagliate su eventuali gravidanze, aborti e sulla vita sessuale. Sono già sulla mia lista nera".

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