Bruxelles, gli attacchi "in diretta" sui social network: e spopola l'hashtag #PrayforBelgium

Martedì 22 Marzo 2016 di Giulia Aubry
I tweet del profilo ufficiale dell'aeroporto di Bruxelles
L'hashtag è #Bruxelles. E in pochi minuti ha raggiunto il primo post nei trend mondiali su Twitter. C'è chi lo usa per mostrare solidarietà o esprimere rabbia aggiungendo il "pray" già visto per i fatti di Parigi ed estendondolo all'intero paese, trasformandolo così in #PrayforBelgium. C'è chi, come l'account ufficiale del Brussels Airport, lo utilizza per dare informazioni verso l'interno e l'esterno dell'aeroporto belga, colpito a morte questa mattina intorno alle 8.00. «Ci sono state due esplosioni all'aeroporto. La struttura è stata evacuata. Non venite all'aeroporto!» si legge nel primo tweet pubblicato subito dopo le 8.30. «Non venite all'aeroporto. L'aeroporto è stato evacuato. Evitate l'area dell'aeroporto. I voli sono stati cancellati», si legge dieci minuti dopo in quello che sembra l'appello disperato di chi sta cercando in ogni modo di limitare i danni. «Tutte le operazioni sono sospese fino a prossimo annuncio. Seguite le informazioni sul nostro sito», e il social manager sembra aver ritrovato, almeno momentaneamente, la calma riprendendo in mano la situazione. E così si rivolge alle persone che sono ancora all'interno dell'area coinvolta dalle due terribili esplosioni: «I passeggeri che sono ancora all'interno dell'aeroporto sono invitati a restare calmi e ad attendere nuove informazioni».
Più facile a dirsi che a farsi. L'account del Primo Ministro belga Charles Michel, che solo pochi giorni fa annunciava con orgoglio la cattura del ricercato numero uno Salam Abdeslam, trasmette la stessa terribile ansia e preoccupazione e rimanda all'account dell'aeroporto legittimato così a essere fonte primaria e ufficiale degli eventi:  «Seguiamo la situazione minuto per minuto. La priorità assoluta va alle vittime e alle persone presenti nell'aeroporto». Un tweet istituzionale che ha già oltre 100 commenti da tutto il mondo.

Si sono spenti troppo presto i sorrisi di qualche giorno fa. L'entusiasmo per la cattura di uno degli autori del massacro del 13 novembre a Parigi. L'identificazione dell'artificiere. Lo smantellamento della rete che aveva sostenuto gli attentati al Bataclan e allo Stade du France.

Ma i testimoni diretti, coloro che si trovavano nell'aeroporto al momento delle esplosioni, tacciono. Almeno per il momento. La confusione, il dolore, la distruzione. Qualcuno pubblica il numero da chiamare per fornire informazioni sull'attentato: «Se avete notizie da fornire su quanto sta accadendo chiamate lo 02 506 47 11 #Bruxelles». Mentre chi, al contrario, «ha bisogno di avere notizie può chiamare il +32 2 506 711», come scrive l'editore di PoliticoEurope, Florian Eder.

Ci scappa anche il falso. Un video di un'esplosione avvenuta a Mosca nel 2011 sarebbe stato spacciato come testimonianza di prima mano di quanto sta avvenendo al terminal di Bruxelles. Ci "casca" anche Sky TG24.
La frenesia corre su twitter. Come già il 13 novembre dello scorso anno. O in occasione della strage di Charlie Hebdo. Informazioni di servizio, comunicazioni politiche, solidarietà di semplici cittadini si rincorrono e si confondono in uno spazio virtuale che evidenzia quella sensazione espressa in numerosi tweet: «Siamo in guerra».

E intanto i testimoni tacciono. Troppo spaventati per raccontare o forse isolati dalle esplosioni. Resta così l'ultimo tweet dell'account ufficiale dell'aeroporto: «Domande su familiari o amici. Chiamate lo 02/753.73.00». Ultimo aggiornamento: 12:47 © RIPRODUZIONE RISERVATA