Barcellona, il racconto di un'italiana: «Noi bloccati in albergo. Mia figlia mi ha chiamato in lacrime»

Giovedì 17 Agosto 2017 di Federica Macagnone
Lo choc, la corsa disperata verso un luogo sicuro dove si sono messi al riparo e dove sono tuttora rinchiusi in attesa di notizie. È un dato ancora tutto da accertare quello degli italiani che si trovano bloccati nelle strutture alberghiere di Barcellona, duramente colpita da un attacco terroristico: oggi pomeriggio, intorno alle 17, un furgone ha travolto decine di persone sulla Rambla. Il bilancio, scrive su Twitter Joaquim Forn, responsabile dell'Interno del governo autonomo catalano, è di almeno 13 morti e 50 feriti. 

Tra i tanti italiani bloccati in hotel in attesa di notizie c'è Cinzia Pastori, romana in vacanza con il marito, che al Messaggero.it ha raccontato gli attimi drammatici vissuti dopo l'attentato. Erano sulla Rambla pochi minuti prima dell'attacco. Avevano pranzato e dopo era subentrata la stanchezza: è stato dalla loro camera d'albergo che hanno visto le persone disperate in cerca di salvezza, le ambulanze, la polizia. Pochi attimi e si sarebbero trovati in mezzo all'orrore. 

Dove eravate al momento dell'attentato? 
Eravamo appena rientrati in albergo dopo essere stati a pranzo a Plaza de Catalunya e aver fatto un giro della Rambla.

Come vi siete accorti di quello che stava accadendo?
Io sinceramente già da stamattina avevo visto tanta polizia in giro. Poi oggi pomeriggio abbiamo iniziato a sentire ambulanze e polizia dopo dieci minuti che eravamo tornati in albergo: abbiamo l'albergo su Carrer de Pelai, a cento metri dalla Rambla, ci siamo affacciati alla finestra e abbiamo visto cosa era successo.

Ha pensato immediatamente che si trattasse di un attentato?
Sinceramente sì. In questo periodo c'è un po' di allerta e il primo pensiero è stato esattamente quello. In queste circostanze non si pensa più a un incidente. 

Adesso dove siete?
In questo momento non ci fanno uscire dall'albergo, siamo presi in ostaggio perché ci hanno detto che c'è una trattativa in atto con un attentatore (circostanza che poi si rivelerà infondata, ndr). C'è la polizia in borghese qua sotto e si sono messi il giubbotto antiproiettile. 

Vi sentite al sicuro in questo momento? 
Mi sento abbastanza al sicuro perché siamo in albergo, però non possiamo uscire. 

Quanta gente è bloccata lì con voi? Ci sono altri altri italiani?
Insieme a noi è bloccata tantissima gente, ci sono italiani, ma anche tanti turisti stranieri. È tutto bloccato, non fanno uscire e non fanno entrare. La strada è chiusa alle macchine e ai pedoni. Hanno chiuso tutti i negozi immediatamente dopo, con la gente dentro. 

Come vi siete messi in contatto con le vostre famiglie? Avete avvisato voi o vi hanno chiamato?
Mi ha chiamato mia figlia che tremava e piangeva. Ha sentito la notizia alla radio e ci ha immediatamente contattati. Temeva il peggio. Poi sono iniziate le chiamate di tutti i familiari che vogliono notizie, vogliono sapere quando torniamo a casa. Ma come facciamo? La nostra compagnia aerea ci ha mandato un messaggio per avvertirci che per oggi non era possibile rientare. Domani, giorno in cui avevamo il volo di rientro, forse, se ci presentiamo in aeroporto in largo anticipo. Dovremmo riuscire a ripartire. Me lo auguro, piuttosto che stare in albergo preferisco tornare a casa. Qui ormai è pericoloso. Ci hanno detto che stanno cercando un secondo furgone che l'attentatore avrebbe affittato. La paura, secondo me, è che con quello siano in procinto di fare un altro attacco. Ultimo aggiornamento: 18 Agosto, 01:41 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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