Australia, picchiato dai bulli per i capelli rossi tenta il suicidio due volte in un mese: Ed Sheeran sostiene la sua battaglia

Australia, picchiato dai bulli per i capelli rossi tenta il suicidio due volte in un mese: Ed Sheeran sostiene la sua battaglia
di Federica Macagnone
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Lunedì 9 Aprile 2018, 16:40 - Ultimo aggiornamento: 10 Aprile, 19:32

I bulli che lo perseguitano e lo terrorizzano hanno devastato la sua vita a tal punto che Brian Birchell, a soli 12 anni, si è rinchiuso nel mutismo, non vuole più andare a scuola e preferisce sfogare la rabbia su se stesso, abbandonandosi ad atti di autolesionismo piuttosto che farsi picchiare ancora dai ragazzini della sua età. Una china pericolosa che è sfociata, nell'ultimo mese, in due tentativi di suicidio. Il tutto dopo sette anni in cui Brian, che vive a Gympie nel Queensland, in Australia, ha cambiato sette scuole, in nessuna delle quali ha mai trovato un ambiente che lo proteggesse.
 

 

La madre, Patrina Benton, ora lo sta tenendo a casa e si rifiuta di rimandarlo in classe alla mercè dei suoi aguzzini. Ma qualcosa si sta muovendo: la campagna lanciata da Patrina per combattere il bullismo - Fight the Good Fight Against Bullying - sta raccogliendo sempre più adesioni, tra le quali quelle di molte celebrità come Ed Sheeran, che recentemente ha incontrato Brian per dargli tutto il suo sostegno.

«Se sto infrangendo la legge tenendo mio figlio al sicuro, mi vengano a cercare, mi arrestino e mi chiudano a chiave - dice Patrina - Dovrei forse restare inerme a guardare cosa succede in quella scuola dove nessuno muove un dito per difendere mio figlio dai bulli? Le ho provate tutte: gli ho fatto cambiare scuola, ho informato la polizia e il Dipartimento di Educazione del Queensland: tutto senza risultati».

«Hanno cominciato a prendermi in giro per i miei capelli rossi - dice Brian, che nell'ultimo anno è stato più volte picchiato brutalmente da un gruppo di sei ragazzini - poi hanno continuato affibbiandomi dei soprannomi fino a quando non hanno cominciato a picchiarmi e da allora le cose sono andate sempre peggio. L'ultima volta mi sono colpito alla testa da solo per sfogare la rabbia, perché non ne posso più di quei ragazzi, sono stufo di loro».

All'inizio del mese, Murray Benton, il fratello maggiore di Brian, ha postato un vibrante messaggio on line sui tentativi di suicidio del ragazzino per denunciare ancora una volta il suo dramma: «Per mesi Brian è stato vittima di bullismo a scuola, è stato spinto, preso in giro, sbeffeggiato con soprannomi e messo alla berlina, picchiato selvaggiamente, e la lista continua. Mio fratello è stato spinto a un punto tale che preferisce ferirsi da solo piuttosto che tornare a scuola». Sul muro d'indifferenza che aleggia alla Gympie State High School è andata a sbattere anche Patrina che, oltre a non ricevere risposte dai responsabili, è stata anche sbeffeggiata da alcuni bulli che l'hanno incrociata nei corridoi della scuola quando era andata a lamentarsi delle vessazioni subite dal figlio.

Il portavoce del Dipartimento di Educazione del Queensland ha detto al Daily Mail Australia di non poter commentare singoli casi, limitandosi a una comunicazione fredda e formale. «Gympie State High School si impegna a fornire un ambiente di apprendimento sicuro, rispettoso e disciplinato per studenti e personale - si legge nel documento - Il bullismo non è tollerato nelle scuole statali del Queensland. Qualsiasi situazione che minacci la sicurezza e il benessere degli studenti è trattata con estrema serietà e trattata come una questione di priorità urgente». Più che di comunicati ufficiali come questo, Brian e altri ragazzini nella sua situazione hanno bisogno di quel sostegno concreto che, pur essendo tenuta a farlo, finora la scuola non ha mai dato. Lo stesso sostegno che, pur non essendo tenuti a farlo, Ed Sheeran e tanti altri sono andati a portare Brian: che ora non è più solo.

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