Shirel Sasson: «Amo Roma e tornare è sempre unico ma Israele è veramente speciale»

Lunedì 22 Agosto 2016 di Marco Pasqua
Shirel Sasson ha 24 anni, è arrivata a Tel Aviv nel 2015 e presta servizio nella IAF, l'areonautica israeliana, nell'unità Bynui. E' impiegata nella base di Kirya, a Tel Aviv, che ospita il quartier generale di esercito e aeronautica, oltre agli uffici del primo ministro (usati solo in situazioni di crisi). Oggi si occupa di gestire le infrastrutture del nuovissimo caccia F35, acquistato da Israele in una speciale versione potenziata.

Perché hai deciso di arruolarti?
«Dopo aver completato i miei studi in ingegneria alla Technion University, sono diventata cittadina israeliana. Mi sono innamorata gradualmente di questo Paese e arruolarmi vuol dire entrare a far parte attivamente della società israeliana».

Una scelta professionale, dunque.
«Sì, fa curriculum. E, soprattutto, questa è una scuola di vita straordinaria».

Qual è la sua giornata tipo?
«Inizio a lavorare alle 8 di mattina e finisco intorno alle 17.30, anche se, spesso, esco più tardi. I miei giorni di riposo sono il venerdì e il sabato».

L'aeronautica le ha chiesto di occuparsi delle infrastrutture degli F35. Può spiegarci meglio il suo lavoro?
«Non sono autorizzata a parlarne nel dettaglio (si gira verso l'ufficiale che assiste all'intervista, ndr). Posso solo dire che ci siamo preparando all'arrivo di questo mezzo sofisticatissimo, previsto a dicembre».

Le manca l'Italia?
«Amo Roma e tornare è sempre unico. Ma Israele è speciale».

Com'è l'IDF vissuto da una donna?
«Non c'è nessuna differenza tra donne e uomini. I miei amici italiani erano molto scettici, ma qui mi sento pienamente accettata e messa sullo stesso piano dei miei colleghi uomini».

Non ha mai paura?
«No. Mi sento più sicura qui che in Italia. E poi c'è un clima diverso: le persone mi sembrano più felici, si lamentano di meno».

 

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