Addio a Veronesi, una vita di battaglie laiche: dalla pillola alle nozze gay

Addio a Veronesi, una vita di battaglie laiche: dalla pillola alle nozze gay
di Mario Ajello
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Mercoledì 9 Novembre 2016, 11:01

Super-laico ma non banal- mente laicista e appassionato di teologia. Uomo di sinistra, alla maniera dei gran borghesi di Mi- lano al netto delle cadute demago- gico-girotondine dei suoi amici come Umberto Eco, ma Umberto Veronesi sarebbe potuto diventa- re più volte e a mani basse sinda- co della sua città, se non fosse che il centrosinistra non l‘ha voluto perché scompaginava qualche equilibrio e dunque risultava fa- stidioso. Il grande medico nemico del bisturi invasivo è stato il sim- bolo della battaglia per il primato della ragione. Anche in questo era molto milanese, nel senso della di- scendenza sempre rivendicata dai suoi idoli: Beccaria, i fratelli Verri, Cattaneo. Il quale - così Ve- ronesi spiegò nella lezione del 19 maggio 2003 quando gli venne as- segnata la laurea honoris causa in biotecnologie mediche - «viene ri- cordato solo per il federalismo e invece confidava tanto anche nel- la scienza. Al punto da legare l’evoluzione politica italiana al progresso scientifico. Per questo avverto la necessità di un nuovo il- luminismo».

LE ASPIRAZIONI Veronesi ha sempre coltivato que- sta aspirazione d’origine settecen- tesca - «L’Italia si modernizza se pensa più all’uomo che a Dio», è stata una delle sue convinzioni - senza mai mettersi in contrappo- sizione sterile o propagandistica rispetto al cristianesimo. «Legge- re la Bibbia e scrivere poesie sono le mie altre passioni», diceva in- fatti di sé. Ma dai matrimoni gay («Quello omosessuale è l’amore più puro») alla ricerca sulle stami- nali, dall’eutanasia alla legalizza- zione delle droghe leggere («Le canne sono meno dannose delle sigarette»), dal «meno carne per vivere di più» alle aperture sulla pillola abortiva fino alla difesa ac- canita degli Ogm, Veronesi non è mai arretrato di un centimetro ri- spetto alle proprie posizioni. Sem- pre sostenute con quel suo aplomb da gentiluomo, ma di ori- gini contadine, e con quel suo mo- do di fare aperto, gioviale, acco- gliente e del resto la sua bellissi- ma casa in via Palestro a Milano con vista sul parco e dipinti del ‘400 alle pareti è stata una sorta di salotto culturale pieno di ospiti. Nel quale lui troneggiava come un Eroe Positivo (si è sempre volu- to essere rappresentare così) e con uno charme da ottimista com- battente del cancro. Alto, fisico asciutto, bel sorriso, risata sono- ra, poliglotta, sportivo, appassio- nato di Majakovskij, mondano, pieno figli, vegetariano e iscritto alla Confraternita del cioccolato. Anche quando le cose gli andava- no male - ad esempio non ha bril- lato nella sua parentesi come mi- nistro della sanità nel secondo go- verno Amato dal 2002 al 2001 - trattava la cosa con una leggerez- za che è stata anche considerata alterigia: «Parliamoci chiaro, co- me ministro non ho fatto un gran- ché». Ma poi aggiungeva: «Mi ha impressionato l’efficienza e la pre- parazione dell’alta burocrazia ro- mana, che di fatto guida l’ammini- strazione del Paese». E’ stato sena- tore nelle file del Pd per una legi- slatura. Ma sulla politica pensava così: «Vi ho trovato passione, non ho mai visto segni di corruzione. Non mi appartiene però l’attitudi- ne del politico a dire non quanto pensa ma quanto è utile alla sua parte». Da senatore si dimise nel 2001, quando andò a dirigere l’Agenzia italiana per la sicurezza sul nucleare, convinto che al no- stro Paese servisse «un grande piano per l’atomo». Un’esperien- za conclusa con un addio un po’ amaro, e con la conferma che l’ita- lica retorica anti-nuclearista è dif- ficile da battere.

LAGUERRA Le Brigate Rosse volevano ucci- derlo durante gli anni di piombo, ma non ci riuscirono. Così come, nella sua vita avventurosa, saltò su una mina quando era partigia- no e rimediò solo ferite non pe- santi. «E ho anche rischiato - così amava raccontare - di essere mes- so al muro dai fascisti. Ne sono uscito vaccinato e ottimista: so- pravvivere alla guerra mi ha dato quasi una specie di certezza di in- vulnerabilità». E’ stato uno scien- tista e un assertore arci-convinto della possibilità per l’uomo di in- tervenire sulla natura, di cambiar- la, di migliorarla anche con l’aiu- to delle biotecnologie («Ora abbia- mo mezzi per intervenire meglio che in passato. Dobbiamo elabo- rare un pensiero che ci aiuti a usa- re questi mezzi») ma come i veri illuministi anche lui coltivava a suo modo l’aspetto magico. «Il medico - così diceva - esercita una sorta di potere sciamanico sul pa- ziente. Può alleviare, oltre alla sof- ferenza del corpo, quella della psi- che. Per questo sono affascinato dalla forza della fantasia». Ma non ha mai rinunciato alla ragio- ne. Non doveva e non poteva.

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