Lite per la cessione d'azienda: uccide il padre, la compagna di lui e si toglie la vita

Martedì 3 Luglio 2018
Via Zara a Cormano

Sembravano «una famiglia unita e felice», come li descrivono gli amici, ma evidentemente qualcosa si era spezzato, trasformando l'affetto tra padre e figlio in risentimento, dovuto alla decisione del primo di vendere l'azienda dopo aver licenziato il figlio e il fratello minore. Questo potrebbe aver spinto Maurizio Platini, 43 enne di Cinisello Balsamo (Milano), sposato, ad impugnare la sua revolver ed entrare alla «Sericart» di Cormano (Milano) ed uccidere il padre Romano di 65 anni, la sua compagna Anita Salsi di 54, e poi suicidarsi con la stessa arma.

È questa la presunta dinamica del duplice omicidio-suicidio, avvenuto ieri probabilmente fra le 18.30 e le 22, che ha scosso dalle fondamenta il quartiere industriale della cittadina del Milanese, dove i Platini erano molto conosciuti per l'attività di grafica. Le indagini sono condotte dai carabinieri di Sesto San Giovanni (Milano). A scoprire i corpi senza vita della coppia e del presunto killer-suicida sarebbe stato Francesco Palladini, 35 enne figlio minore di Romano e fratello di Maurizio, arrivato alla «Sericart» insieme alla moglie di quest'ultimo, Simona, dopo aver tentato inutilmente di contattare padre e fratello.

Sarebbe stato lui ad entrare, solo, e a scoprire i cadaveri tra il corridoio e un ufficio, quello del fratello riverso a terra con la pistola accanto. Durante gli accertamenti degli inquirenti, coordinati dal pm di Milano Cristiana Roveda, sono stati amici e familiari delle vittime, i quali avrebbero riferito di una crescente tensione in famiglia, dovuta alla decisione del padre di vendere la sua azienda dopo aver licenziato i figli qualche giorno fa. Insieme a lui alla «Sericart» lavorava anche la sua compagna, con la quale l'uomo aveva iniziato una relazione dopo la scomparsa della moglie cinque anni fa.

Le telecamere di videosorveglianza dell'azienda, visionate dagli inquirenti, mostrerebbero Maurizio Platini entrare da solo nella struttura intorno alle 18.30. Più o meno alla stessa ora un'amica di famiglia avrebbe dovuto incontrare Anita, ma quando ha suonato alla «Sericart» nessuno ha risposto. «Ho suonato e risuonato, ma non ha risposto nessuno», ha raccontato ieri la donna fuori dal luogo della tragedia. Accanto a lei, anche lui visibilmente provato, suo marito: «prendevamo l'aperitivo insieme tutte le sere, si volevano così bene, davvero non riusciamo a capire cosa sia successo».

Ultimo aggiornamento: 4 Luglio, 15:12 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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