Gorizia, «Mamma è partita qualche giorno». La bugia del papà-killer al figlio

Giovedì 9 Novembre 2017
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Dritan Sulollari e la vittima Migena Kellezi

«Non siamo di fronte all'escalation di violenza di un marito geloso: i coniugi stavano affrontando un percorso di separazione consensuale e oggi è accaduto l'irreparabile, un epilogo totalmente inaspettato»: sono le parole dell'avvocato Paolo Bevilacqua, al termine dell'interrogatorio di Dritan Sulollari, omicida reo confesso della moglie Migena Kellezi, uccisa a coltellate a Gradisca d'Isonzo (Gorizia).

Il legale ha spiegato che nonostante la situazione di grave turbamento psicologico e dopo essere stato sottoposto ad un intervento chirurgico al tendine della mano, il suo assistito ha inteso rendere dichiarazioni spontanee. L'avvocato tende a escludere che alla base dell'aggressione ci possa essere il timore da parte dell'uomo di una presunta infedeltà della donna, proprio perché erano già state avviate le pratiche per giungere a un epilogo dell'unione matrimoniale. Bevilacqua ha voluto sottolineare il dramma interiore dell'assassino, una volta resosi conto dell'enormità di quanto aveva fatto. L'uomo ha cercato, riuscendoci, di evitare al figlio lo strazio di vedere la mamma morta: ha raccontato al bambino che egli doveva essere medicato in ospedale per le ferite alla mano e che la madre si era allontanata per qualche giorno per raggiungere dei parenti in Albania.
 

 

Da quanto si è appreso, la lite sarebbe scoppiata all'improvviso e l'uomo non sarebbe riuscito a spiegare i motivi scatenanti, se non la mente che si annebbia, compie l'irreparabile e soltanto alla fine si rende conto della mostruosità compiuta. «Escludo ci fossero stati maltrattamenti in precedenza - ha garantito il legale di fiducia dell'omicida - né prevaricazione dell'uomo nei confronti della donna. Il mio assistito stava affrontando un periodo delicato, aveva perso il lavoro da alcuni mesi, il matrimonio si era incrinato irrimediabilmente e per questo attraversava una fase di depressione». Bevilacqua ha voluto sottolineare l'atteggiamento pienamente collaborativo del suo assistito, frutto, a suo dire, di una consapevolezza dell'errore, ma anche della totale mancanza di premeditazione. «Non sa dire cosa sia capitato in quegli istanti. Nemmeno come si sia procurato la ferita alla mano nel corso della lite. Che tutto sia finito in pochi secondi lo dimostra il fatto che il bambino non si è nemmeno svegliato né alcuno dei vicini ha sentito urlare. Dritan è sconvolto per quanto ha fatto alla moglie e per il destino da orfano che ha riservato al figlio».

Ultimo aggiornamento: 10 Novembre, 09:02 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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