Turista e non terrorista islamico: Fbi sulle tracce di giovane sardo tornato da New York. L'Isis aveva rubato la sua immagine

Turista e non terrorista islamico: Fbi sulle tracce di giovane sardo tornato da New York. L'Isis aveva rubato la sua immagine
di Anna Guaita
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Sabato 7 Aprile 2018, 22:10 - Ultimo aggiornamento: 8 Aprile, 20:45

NEW YORK – La sua vacanza era stata «favolosa» ma il giovane sardo non poteva immaginare che i terroristi dell’Isis si erano impadroniti di una sua foto da Twitter e l’avevano usata per fare propaganda. Il giovane turista, venuto a New York per le feste di Natale, se ne era tornato a casa, senza sapere che il suo selfie girava per i siti controllati dal Califfato, ed era stato identificato dall’antiterrorismo americano, che aveva aperto un’inchiesta.

Il nome del giovane non è stato comunicato, ma sappiamo che qualche giorno fa ha aperto la porta di casa e si è trovato sulla soglia un gruppo di agenti dell’Fbi accompagnati dalla polizia italiana. Al giovane è bastato poco per provare che non era un terrorista, ma a dire il vero qualche dubbio l’avevano anche gli agenti americani: «All’80 per cento eravamo convinti che la foto fosse ritoccata, ma c’era quel 20 per cento che ci ha spinti a indagare» ha detto il capo dell sezione antiterrorismo newyorchese, Bryan Paarmann.

La foto in questione era un selfie che il turista si era fatto davanti al Metropolitan Museum in una giornata di neve. Indossava allora un cappello di lana e una sciarpa neri. E quel nero è servito ai terroristi come una lavagna: hanno “fotoscioppato” l’immagine, scrivendoci sopra slogan terroristici e disegnandoci il simbolo dell’Isis. Poi hanno usato l’immagine ritoccata per minacciare gli americani, accompagnandola con una didascalia in cui dicevano «siamo dentro gli Stati Uniti».

Con queste minacce, l’Fbi non poteva certo lasciar correre. Il 12 dicembre, pochi giorni prima dell’uscita della foto, c’era stato il fallito attentato in un tunnel pedonale della metropolitana, quando il terrorista Akayed Ullah aveva fatto esplodere una bomba fatta in casa. Ullah aveva solo ferito alcuni passanti, e si era ustionato, ma aveva espresso solidarietà per l’Isis, e quindi l’immagine del giovane turista apparentemente jihadista davanti al Met non era da prendere sottogamba.

Una squadra è andata al Museo, ed ha identificato il punto preciso in cui il selfie era stato scattato. Poi gli esperti hanno ripassato tutto il filmato delle videocamere di sorveglianza, e hanno potuto seguire i movimenti del giovane fin dentro il Met. Con le immagini e l‘ora precisa, hanno identificato il numero di carta di credito che il turista aveva usato per pagare il biglietto di ingresso. E da lì sono risaliti alla sua identità.

L’Fbi ha allora parlato ai colleghi italiani, e insieme sono andati a casa del giovane ignaro turista. Lui è rimasto di stucco nello scoprire l’uso fatto della sua immagine, ma non ha avuto esitazioni nel mostrare sciarpa e cappello, e render conto dei suoi movimenti: «Era sotto choc, ma ci ha detto che la sua vacanza a New York era stata favolosa» ha spiegato Paarman.

Da tutta questa storia, l’Fbi però ha tratto motivo di sollievo: «Stanno utilizzando le foto di gente innocente, le stanno rubando per la propria propaganda – commenta ancora Paarman -. Questo è un segno di quanto siano indeboliti».

 

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