Terrorismo, arrestati 7 anarchici del Fai: misero bombe sotto casa di Prodi e Cofferati

Martedì 6 Settembre 2016
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L'obiettivo era uccidere carabinieri e poliziotti. Ma se moriva anche un passante, un vigile del fuoco o un soccorritore del 118, pazienza: erano semplici vittime collaterali della guerra «contro lo Stato e il capitale». Ragionavano così, secondo gli inquirenti, gli anarchici della Fai quando seminavano le bombe facendo in modo che esplodessero a pochi minuti l'una dall'altra: il primo scoppio serviva ad attirare le forze dell'ordine, il secondo a spargere terrore e sangue. Furono due gli attentati costruiti in questo modo: nel 2006 vicino alla Scuola Allievi Carabinieri a Fossano (Cuneo), nel 2007 in un'isola pedonale nel più elegante quartiere di Torino, la Crocetta.

Oggi, dopo quasi quindici anni di attività, i gruppuscoli della Fai-Federazione anarchica informale sono stati smantellati dalla Digos di Torino: sette arresti, otto indagati a piede libero e trenta perquisizioni in tutta Italia sono il bilancio dell'operazione 'Scripta Manent', che chiude un'inchiesta coordinata dal pm Roberto Sparagna. A partire dal 2003 la 'Faì ha rivendicato una cinquantina di azioni. Ci sono stati i pacchi-bomba ai politici (Romano Prodi, Sergio Chiamparino, Sergio Cofferati), alle forze dell'ordine (la questura di Lecce, la sede dei carabinieri del Ris a Parma, la polizia municipale a Torino), ai giornalisti, a Equitalia, ad alcune aziende private. E c'è stato l'attentato a Roberto Adinolfi, amministratore delegato di Ansaldo, ferito a Genova nel 2012. Campagne contro «le strutture del potere», i Cie, le nuove tecnologie, la ricerca sul nucleare.

Rivendicate talvolta da sigle irriverenti: Comitato Pirotecnico, Rivolta anonima e tremenda, Cooperativa artigiana fuoco e affini. In due erano già caduti nella rete degli inquirenti: i torinesi Nicola Gai, 39 anni, e Alfredo Cospito, 49 anni, arrestati (e condannati) per il caso Adinolfi e raggiunti in carcere dalla nuova misura cautelare. Oggi è toccato ad Anna Beniamino, 46 anni, di Torino, dove ha un negozio di tatuaggi; Marco Bisesti e Alessandro Mercogliano, 33 e 43 anni, arrestati a Roma; Danilo Emiliano Cremonese e Valentina Speziale, 40 e 39 anni, presi a Pescara. Raccogliere elementi per inchiodarli è stato laborioso.

«Questi erano più prudenti degli 'ndranghetisti», si sfoga un investigatore. Non parlavano al telefono, non si scambiavano email, lasciavano il cellulare a casa, si incontravano solo in spazi aperti e talvolta uno di loro, durante le conversazioni, si metteva a camminare all'indietro per sorprendere eventuali pedinatori. Gai, Cospito e Beniamino sarebbero i promotori del progetto Fai, ricalcato sulle idee di famosi ideologi dell'anarcoinsurrezionalismo: piccoli gruppi informali che alternavano iniziative eclatanti a lunghi periodi di silenzio. Il resto della variegata galassia anarchica aveva preso le distanze. Le Fai rispondevano con documenti polemici: «Non dite che siamo pochi». Nel 2011 è arrivata la svolta cosmopolita: le Fai, insieme ai greci della 'Cospirazione cellule di fuocò, hanno dato vita al Fai/Fronte rivoluzionario internazionale, che ha propaggini in Russia, Messico, Indonesia. Il 30 agosto, Cospito ha vandalizzato la sala colloqui del carcere di Ferrara, dove è rinchiuso: in un messaggio sul web ha detto che è stato un gesto di solidarietà verso i compagni greci condannati.

Ultimo aggiornamento: 7 Settembre, 21:23 © RIPRODUZIONE RISERVATA