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Terrorismo, arrestato italo-marocchino militante Isis: «Pensava ad attentati con camion, cercava lupi solitari»

Terrorismo, arrestato italo-marocchino militante Isis: «Pensava ad attentati con camion, cercava lupi solitari»
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Mercoledì 28 Marzo 2018, 08:02 - Ultimo aggiornamento: 29 Marzo, 00:01

«Partecipazione all'associazione terroristica dello Stato Islamico». È l'accusa nei confronti di un italo- marocchino arrestato questa mattina dalla Polizia al termine di un'indagine dell'Antiterrorismo coordinata dalla procura di Torino. Si tratta di Elmahdi Halili, 23enne autore del primo testo di propaganda dell'Isis in italiano. Al momento dell'arresto Halili ha gridato: «Tiranni! Vado in prigione a testa alta». «Si tratta di un soggetto molto motivato, senza nessuna intenzione di ravvedersi», ha spiegato il questore di Torino Francesco Messina.

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Perquisizioni da parte della Polizia nel Nord Italia nei confronti di soggetti legati ad ambienti dell'estremismo islamico. I 13 decreti di perquisizione sono stati emessi nell'ambito dell'indagine che ha portato in carcere l'italo- marocchino Elmahdi Halili e sono scattati a Milano, Napoli, Modena, Bergamo e Reggio Emilia. Nell'inchiesta sono coinvolti anche alcuni italiani convertiti all'Islam, oltre a cittadini di origine straniera: l'accusa ipotizzata è di aver svolto una campagna di radicalizzazione e proselitismo sul web.

 


Quando il 30 agosto del 2016 il capo della propaganda e portavoce dell'Isis Abu Mohammed Al Adnani fu ucciso ad Aleppo, Elmahdi Halili creò una piattaforma social dove pubblicò tre diverse playlist con i messaggi più famosi del braccio destro di Al Baghdadi, compreso quello in cui dava l'ordine ai lupi solitari presenti in Europa di scatenare la campagna di terrore che ha portato alle stragi del 2015. È quanto hanno accertato gli investigatori della Polizia nell'inchiesta che ha portato in carcere l'italo marocchino.

L'indagine è partita alla fine del 2015, quando Halili ha patteggiato una condanna a due anni di reclusione, con sospensione condizionale della pena, per istigazione a delinquere con finalità di terrorismo proprio per la pubblicazione sul web di una serie di documenti dell'Isis.

«Siamo intervenuti senza indugio. Abbiamo dovuto agire immediatamente per eliminare questa minaccia: Halili poteva compiere delitti», ha spiegato il questore di Torino Francesco Messina. «C'è stata un'escalation nel suo percorso. È passato dall'auto-indottrinamento al cercare e contattare soggetti, 'lupi solitari', che potessero compiere azioni terroristiche e stava anche studiando come usare il coltello e su come preparare il camion per eventuali attentati. 

«La famiglia lo ha allontanato, condannando la sua scelta», ha rivelato il capo della Digos di Torino Carlo Ambra, che ha condotto le operazioni che hanno portato all'arresto. «Aveva - spiega Ambra - atteggiamenti radicali anche in casa. Era arrivato a non volere che la madre toccasse il suo cibo». Il padre, muratore, era in Italia dall'89. «Una famiglia perbene», secondo gli inquirenti. La madre è casalinga, un fratello perito elettronico (come l'arrestato) e la sorella studentessa.

Gli incontri tra Halili e le persone da lui individuate nell'azione di proselitismo avvenivano a Torino e in provincia. Si tratta di soggetti violenti, potenzialmente adatti a compiere attentati: italiani convertiti all'Islam e stranieri. «Si tratta di una minaccia in un contesto liquido, non preciso, ma delicatissimo», ha spiegato il questore di Torino Francesco Messina. «In questa fase è questa la minaccia che dobbiamo contrastare. Il Daesh è stato sconfitto sul campo di battaglia, ma la sua propaganda continua». L'operazione anti-terrorismo è stata chiamata 'Amore e odiò - ha precisato Carlo Ambra, capo della Digos di Torino, che ha coordinato le indagini, «perché Halili diceva che l'Islam è equilibrio tra questi sentimenti: amore per i credenti e odio per i miscredenti».

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