Terrorismo, arrestata foreign fighter italiana di 26 anni a Tortona

Sabato 24 Giugno 2017
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Lara Bombonati in una foto tratta da Facebook

Una donna italiana, nata a Milano, si sarebbe radicalizzata per diventare una “foreign fighters” e combattere sul fronte siriano. Per questo la notte scorsa è stata fermata come “indiziata di delitto” dalla Digos di Alessandria e con l’accusa di “associazione di con finalità di terrorismo internazionale”. È reclusa nel carcere di Torino in attesa della convalida da parte del Gip.

La notizia oggi è stata riportata da diversi quotidiani. La giovane si chiama Lara Bombonati e ha 26 anni. «Non ho ancora avuto modo di conoscere il contenuto degli atti e le contestazioni» dice il difensore d’ufficio, l’avvocato Nicoletta Masuelli di Alessandria. E aggiunge: «Resta in attesa di sapere quando sarà fissata l’udienza di convalida».

L’inchiesta sulla ragazza è coordinata dal procuratore capo Armando Spataro e dal sostituto Antonio Rinaudo. Secondo le accuse la donna sarebbe entrata in contatto con alcuni soggetti maghrebini. Forse una relazione sentimentale, alla base della sua conversione. Legami pericolosi che alimentato i sospetti dell’antiterrorismo italiano, al punto da ritenerla inserita nel gruppo Hayat Tahrir al-Sham, “Organizzazione per la liberazione del Levante” nato all’inizio dell’anno dalla fusione di quattro formazioni minori.

LE DENUNCE
Lara Bombonati si era trasferita una prima volta in Turchia nel 2014, con il marito. A far scattare le indagini nei suoi confronti sono state le preoccupazioni dei familiari, che ne avevano denunciato la scomparsa dando indicazione - secondo quanto si apprende da fonti investigative - della progressiva deriva radicale nella professione di fede islamica. La 26enne comunicava solo attraverso chat sicure su Telegram, Whatsapp e Facebook. La donna era entrata in contatto con le sorelle musulmane via Skype, con utenza jalyk e aveva preso il nome islamico di Khadija.

Faceva da staffetta tra la Siria e la Turchia per conto delle milizie jihadiste. Dopo le denunce dei familiari, gli investigatori ne monitoravano gli spostamenti. Dopo la conversione all'Islam e l'affiliazione al gruppo combattente Hàyat Tahrir Al-Sham, si occupava di dare assistenza logistica, sanitaria e psicologica ai combattenti. E spesso, appunto, faceva da staffetta verso la Turchia per consegnare o acquisire documenti. In occasione di uno di questi viaggi, la Bombonati era stata arrestata dalle autorità turche mentre cercava di rientrare in Siria utilizzando documenti contraffatti.

IL MARITO "MARTIRE"
Francesco Cascio, marito della 26enne, voleva diventare martire ed era impegnato nella spasmodica ricerca del jihad. È morto lo scorso 26 dicembre durante una non meglio precisata «irruzione armata» in un campo di addestramento in Siria. Sembra che a spingere l'uomo ad imbracciare il fucile sia stata proprio la donna, che al rifiuto del marito di andare a sparare gli avrebbe intimato di «fare il proprio dovere». Nato a Erice, in provincia di Trapani, aveva vissuto per circa vent'anni a Castellammare del Golfo (Tp). Di lui però, nella cittadina siciliana, non hanno notizie da un anno.

LA NONNA
«L'ultima volta che l'ho vista è stato a Natale, è venuta a farmi gli auguri, ma di quello che sta accadendo non so nulla...», confida Miranda, l'anziana nonna di Lara Bombonati. «Una terrorista? Mia nipote? È una brava ragazza...», si limita a dire la donna davanti alla casa di Garbagna assediata dai giornalisti. La giovane, grafica pubblicitaria, aveva conosciuto il marito morto in Siria in paese. «Si erano conosciuti qui, sì», ricorda la nonna prima di essere accompagnata in casa da una parente. «Non abbiamo nulla da dire, ci sono delle indagini in corso...», dice quest'ultima.

Ultimo aggiornamento: 26 Giugno, 10:48 © RIPRODUZIONE RISERVATA