Terrorismo, l'allerta alla polizia italiana: anche gli agenti nel mirino

Sabato 23 Luglio 2016 di Cristiana Mangani e Sara Menafra
«Dovremmo imparare a vivere come se fossimo a Tel Aviv. Del resto, oggi a Parigi, per entrare in un centro commerciale devi aprirti la giacca, evitare borse voluminose, e accettare tutti i controlli»: l'esperto di terrorismo analizza la situazione italiana e conferma quanto alto sia il livello di rischio per il nostro paese. Ieri, dopo l'ennesimo attentato, questa volta a Monaco, è intervenuta la Farnesina per chiedere agli italiani di evitare gli spostamenti. Di restare a casa e non muoversi, visto l'altissima possibilità che le aggressioni si ripetano. E mentre i presunti soldati del Califfo tengono sotto minaccia l'Europa intera, si cercano le misure per contrastare nuovi possibili assalti omicidi. La prova di quanto sia alto il livello di allerta si è vista chiaramente nel giorno del concerto di Bruce Springsteen al Circo Massimo, dove 60 mila persone sono state invitate ad arrivare con grande anticipo proprio per via dei tanti controlli da passare. E' andato tutto bene, il sistema sicurezza ha retto, ma sono diversi gli elementi necessari affinché la macchina possa funzionare.

LE INDICAZIONI
Ed è probabilmente per spiegare che non basta la forza, ma serve anche la dedizione, l'attenzione, l'intuito, che il capo della Polizia Franco Gabrielli, ha deciso di scrivere ai questori. Una lettera personale firmata a mano, nella quale ha chiesto a ognuno di loro, a dirigenti e funzionari, «di svolgere nei confronti del personale un'accurata opera di sensibilizzazione sull'esposizione al rischio e su come debba essere affrontata». Il prefetto chiarisce quanto un poliziotto possa rappresentare «un bersaglio». «La dinamica del terrorismo jihadista si prefigge proprio questo - sottolinea - di colpire anche chi abbia una valenza simbolica, in modo da amplificare l'effetto, generativo di insicurezza, movente principale delle loro azioni».

Forze dell'ordine, dunque, particolarmente a rischio. E per questa ragione - aggiunge ancora Gabrielli - «la consapevolezza di vivere un pericolo latente è un fattore chiave per garantire la sicurezza del singolo dipendente e di tutti i colleghi».

 

ATTENZIONE ALTA
Il prefetto insiste, poi, sulla necessità che il personale anche nell'espletamento di attività apparentemente di routine, quali a esempio i servizi presso i corpi di guardia, tenga un atteggiamento intelligentemente vigile che possa consentire di individuare il dettaglio capace di rivelare ed anticipare una possibile azione violenta». Insomma, è importante che il livello dei controlli sia alto, ma è necessario anche che ognuno faccia la sua parte. Ed è per questo che Gabrielli continua a scrivere chiedendo di evitare «i cali di attenzione», «di portare l'arma in tutte le situazioni in cui ciò è previsto», perché «contribuisce ad incrementare le capacità di dissuasione e di risposta in presenza di comportamenti e condotte ostili».

IL COMPORTAMENTO
La lettera si conclude con l'analisi dell'elemento umano, considerato fondamentale, e riguarda «la capacità di intuire il pericolo: uno dei bagagli più preziosi dell'operatore di polizia. Anche questo può contribuire - conclude - a sventare atti ostili o violenti, assicurando un immediato intervento che potrà risultare decisivo per salvare vite umane innocenti».

  Ultimo aggiornamento: 09:17

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