Strage sul San Bernardo 5 scialpinisti italiani travolti da una valanga

Strage sul San Bernardo 5 scialpinisti italiani travolti da una valanga
di Luigi Fantoni
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Domenica 22 Febbraio 2015, 06:21 - Ultimo aggiornamento: 10:54

AOSTA - La montagna ha fatto altri morti. Stavolta tutti italiani. Due donne e un uomo. Travolti da una valanga mentre salivano all'ospizio del Gran San Bernardo dal versante svizzero della montagna.

Sorpresi mentre percorrevano un itinerario non considerato pericoloso dalle guide della zona, tranne che per quel maledetto punto dove sono rimasti sepolti sotto la neve. Un appuntamento con il destino. Inutile ogni intervento, anche se reso ritardato dalla avverse condizioni atmosferiche.

LA DINAMICA

Così tre scialpinisti italiani sono morti ieri pomeriggio a causa di una grossa slavina staccatasi a 2.300 metri di quota, mentre un quarto è ricoverato in rianimazione e un altro è miracolosamente riuscito a cavarsela con lievi ferite. L'incidente è avvenuto verso le 13.30. La comitiva era impegnata nella salita quando, in località La Combe des Morts, si è staccata la valanga. Il fronte della massa di neve era largo un centinaio di metri ed è sceso a valle per circa 200 metri. Immediatamente è scattato l'allarme ma le operazioni sono state rallentate dal maltempo che ha impedito agli elicotteri di salire in quota per molti minuti: i soccorritori sono stati quindi scaricati a una quota più bassa e sono risaliti a piedi fino al luogo della slavina.

LE RICERCHE

Gli scialpinisti italiani erano sepolti sotto una spessa coltre di neve, alcuni fino a due metri e mezzo. Una trentina di uomini, con l'ausilio di sonde e cani da valanga, hanno scavato a lungo per estrarre i feriti, che sono stati trasportati a valle con gli elicotteri di Air Glaciers. I quattro più gravi - sia per i traumi da caduta sia per ipotermia - sono stati ricoverati nei reparti di rianimazione di vari ospedali del Vallese. Le due donne e l'uomo sono arrivati in fin di vita e i medici elvetici hanno solo potuto constatare il decesso, il quarto, un uomo, ieri sera versava ancora in gravissime condizioni. L'itinerario dove è avvenuta la tragedia è considerato una classica dello scialpinismo. E proprio per questo era stato scelto dal gruppo d'italiani.

IL RISCHIO IN AGGUATO

l percorso parte dall'uscita del tunnel del Gran San Bernardo, vicino ai vecchi impianti del Super Saint-Bernard. La salita avviene quasi esclusivamente lungo una strada asfaltata e ricoperta di neve, senza particolari pendenze. Proprio per questo sono molti gli appassionati della montagna che scelgono questo percorso. «È un itinerario facile - spiegano le guide alpine della zona - anzi facilissimo. Al colle del Gran San Bernardo si sale tutto l'anno, in qualsiasi condizione. L'unico tratto pericoloso è proprio quello dove si trovavano i cinque scialpinisti italiani: si tratta di circa 300 metri, sul fondo di una stretta valle, sotto l'ospizio, che sono esposti alle slavine». Già in passato si sono verificati analoghi incidenti proprio in quel punto.

Eppure il pericolo valanghe in questi ultimi giorni non era particolarmente elevato tra l'Italia e la Svizzera, con grado 2-moderato su una scala di cinque punti. Sul versante svizzero, però, nelle ultime 24 ore ha soffiato un forte vento che ha provocato accumuli di neve. Proprio il cedimento spontaneo di uno di questi potrebbe aver provocato la valanga che ha ucciso gli italiani.