Strage familiare Motta Visconti: «Lissi pianificò
​scelse il giorno della partita»

Mercoledì 18 Giugno 2014 di Salvatore Garzillo
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«È un soggetto dall’anomala freddezza». Le parole degli investigatori trasformano il ragazzo d’oro con la famiglia perfetta in un mostro dalla lucida follia. È Carlo Lissi, il tecnico informatico di 31 anni che sabato scorso ha sgozzato sua moglie e i suoi due bambini piccoli nella villetta di Motta Visconti, comune di 8mila abitanti in provincia di Milano. Il suo atteggiamento ha spiazzato anche i carabinieri più anziani, la sua furia sanguinaria ha commosso e causato malori tra il personale della Scientifica incaricato di procedere ai rilievi. Lui, invece, non ha mai perso la sua freddezza sin dal primo momento. Probabilmente – ed è ancora un’ipotesi degli inquirenti – ha perfino pianificato gli omicidi approfittando della partita della Nazionale, che ha visto assieme ad alcuni amici nel tentativo di costruirsi un alibi credibile. Ma non è servito, ha lasciato troppe tracce, troppi indizi lungo il percorso. Non si è neppure accorto che le mutande indossate mentre uccideva la moglie Maria Cristina Omes, di 38 anni, si erano sporcate di sangue nella parte posteriore.

Primo giorno in carcere Da quella sera non è cambiato molto il suo atteggiamento. Durante le prime ventiquattr’ore trascorse nel carcere di Pavia è parso sereno, per nulla insofferente. È in regime di isolamento e monitorato costantemente da agenti per evitare che possa ferirsi o togliersi la vita. Anche se nessuno crede davvero che lo farà.

Gli investigatori tracciano il profilo della sua «anomala freddezza» partendo dalle ore successive alla scoperta dei cadaveri, quando ha chiamato il 112 recitando la parte del marito disperato.

Il nonno Mentre suo padre, il nonno di Giulia e Gabriele, ha avuto un malore tale da richiedere il trasporto in ospedale, Lissi ha parlato con i carabinieri senza mostrare scoramento. A un certo punto ha perfino detto di aver fame, ha chiesto di ordinare una pizza ai funghi, e dopo averla mangiata è tornato a casa per riposare.

Quando si è svegliato, alcune ore di sonno più tardi, è stato richiamato per un nuovo interrogatorio ma stavolta non come persona informata dei fatti, bensì da fermato.

Qualche lacrima Gli unici momenti di umanità li ha manifestati proprio in questa fase, davanti al pm. Il primo, quando uno dei militari gli ha detto di essere a conoscenza della sua passione per la collega, di cui era così innamorato da decidere di eliminare l’intera famiglia nella speranza di aver maggiori possibilità da single; il secondo, quando ha dovuto spiegare nei dettagli l’omicidio dei suoi due figli di cinque anni e mezzo e di 20 mesi.

«Ha versato qualche lacrima – ha raccontato un investigatore parlando della sua confessione - non certo un pianto disperato, e nessun’altra reazione emotiva».

Ieri il pm Giovanni Benelli, titolare dell’inchiesta, ha inviato al gip Annamaria Oddone la richiesta di convalida dell’arresto e oggi l’atto potrebbe essere firmato dopo l’interrogatorio di garanzia. È prevista sempre per questa mattina l’autopsia sui tre corpi nell’istituto di medicina legale di Pavia. In procura fanno sapere che si sta cercando di accelerare i tempi per archiviare quest’ultimo rito e permettere ai famigliari di poter organizzare il prima possibile i funerali.

Ultimo aggiornamento: 13:04 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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