Strage di Erba, niente esame dei reperti: per Rosa e Olindo condanna all'ergastolo definitiva

Venerdì 13 Luglio 2018
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Adesso è davvero fine pena mai. La quinta sezione penale della Cassazione, rigettando il ricorso presentato dalla difesa contro l’ordinanza con cui la Corte d’assise d’appello di Brescia aveva dichiarato inammissibile la richiesta di accertamenti irripetibili su alcuni reperti mai analizzati, ha detto no all’incidente probatorio richiesto dai coniugi Olindo Romano e Rosa Bazzi, condannati in via definitiva per la strage di Erba dell’11 dicembre 2006. Quel pomeriggio hanno ucciso quattro persone e hanno dato fuoco all’appartamento per cercare di cancellare le tracce: Raffaella Castagna e il figlio Youssef di due anni, la mamma Paola Galli e la vicina Valeria Cherubini. Mario Frigerio, marito di Valeria Cherubini, è sopravvissuto alle gravi ferite ed è diventato il grande accusatore della coppia.

ESAME DEI REPERTI
Il sostituto pg ella Cassazione, Massimo Galli, nella requisitoria scritta ha chiesto l’accoglimento del ricorso presentato dagli avvocati Fabio Schembri, Luisa Bordeaux e Nico D’Ascola, ma i giudici della Suprema corte non hanno ritenuto necessari ulteriori esami su una serie di reperti tra cui un accendino, formazioni pilifere e un mazzo di chiavi mai analizzati in precedenza. L’ergastolo per i coniugi di Erba diventa così definitivo, come già stabilito da una sentenza degli Ermellini del 2011. Il movente dell’eccidio è quello delle liti condominiali: i Romano, è la ricostruzione avvalorata dalla Suprema corte che ha respinto ogni pista alternativa, non sopportavano la confusione che fino a tarda notte arrivava dalla casa di Raffaella Castagna e dai movimentati rientri a tarda notte di suo marito, il pregiudicato tunisino Azouz Marzouk.

Rosa e Olindo erano al contempo esasperati e invidiosi. «Da sempre odiavano mia sorella - ha raccontato Pietro Castagna, fratello di Raffaella - perché aveva la più bella casa della corte, mentre i Romano vivevano in un seminterrato; perché aveva un bambino che loro non erano riusciti ad avere e perché conosceva tanta gente e aveva la casa sempre piena di amici». La coppia conduceva una vita solitaria e modesta, lui netturbino e lei colf, l’unico bene di lusso era un camper parcheggiato in cortile dove salivano ogni tanto per bere un caffè. Raffaella Castagna invece apparteneva a una famiglia molto agiata di Erba: il padre Carlo aveva una rinomata fabbrica di mobili con 25 operai, dove lavorano Pietro e il fratello Giuseppe.

LE CONFESSIONI
La Procura della Cassazione, rappresentata da Sante Spinaci, aveva chiesto la piena convalida della sentenza di secondo grado emessa dalla Corte d’assise d’appello di Milano il 20 aprile del 2010. Gli ergastoli erano stati comminati anche in primo grado dalla Corte di assise di Como, il 26 novembre del 2008. «Non c’è stata alcuna lesione della libertà morale di Olindo Romano e Rosa Bazzi da parte degli inquirenti ai quali hanno reso confessione: le loro dichiarazioni non sono affette da alcuna nullità e la metodica usata è stata corretta», ha affermato nella sua requisitoria il pg, respingendo la tesi della difesa delle confessioni estorte. Lui ha ammesso tutto appena portato in caserma: «Mia moglie ha partecipato con me fin dall’inizio dell’irruzione e in particolare ha commesso l’omicidio del bambino, l’incendio della cameretta e successivamente l’omicidio della Cherubini, al quale ho partecipato anch’io: io la spranga e lei il coltello», si legge nel verbale. Lei ha confermato e ha spiegato le ragioni: «Il bambino piangeva e io non lo sopportavo: mi faceva male la testa.

L’ho preso e gli ho tagliato la gola». Poi hanno ritrattato, ma le indagini hanno escluso altre piste come quella della strage a opera di delinquenti del giro di Marzouk. Il quale, nel frattempo, dopo l’espulsione seguita alla condanna per spaccio di droga è tornato in Tunisia e si è risposato. Mario Frigerio è morto nel 2014, Carlo Castagna lo scorso 28 maggio.
Ultimo aggiornamento: 14 Luglio, 10:14 © RIPRODUZIONE RISERVATA