Strage di Bologna, gli avvocati di Cavallini: «Vuole deporre, cerchiamo la verità»

La commemorazione della strage
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Mercoledì 21 Marzo 2018, 22:44 - Ultimo aggiornamento: 23 Marzo, 08:15

È sembrato a lungo un processo americano, con le dichiarazioni di pm e avvocati sulle liste testi, solitamente stringate, che sono state invece performance oratorie per conquistare i giurati: la prima udienza del dibattimento che vede imputato Gilberto Cavallini per concorso nella Strage di Bologna ha vissuto un anticipo di quello che si profila come un confronto giudiziario senza esclusione di colpi, per provare la colpevolezza o l'innocenza di un uomo a 38 anni dall'esplosione che il 2 agosto 1980 sventrò un'ala della stazione, uccidendo 85 persone. In assenza dell'imputato, ex Nar ergastolano, presente nelle prossime udienze, protagoniste sono state le vittime.

Alcuni sono tra i 200 feriti, altri hanno perso parenti. In diversi erano già davanti al portone del tribunale prima che aprisse al pubblico. Poi hanno affollato la piccola aula della Corte di assise, assistendo in modo ordinato alle schermaglie processuali e rumoreggiando solo quando i difensori di Cavallini hanno evocato la "pista palestinese", ipotesi alternativa alla verità giudiziaria che indica come esecutori della Strage i Nar Giusva Fioravanti, Francesca Mambro e Luigi Ciavardini. Di cui Cavallini, per l'accusa, fu complice. Un punto fermo, per le vittime, ma non sufficiente: «Il nostro stato d'animo è positivo perché c'è la possibilità di fare un passo avanti per la verità. Qui però bisogna vedere se la verità si vuole o meno, non tanto per questo processo ma per altre situazioni», ha detto il presidente dell'associazione dei familiari, Paolo Bolognesi. Le sue parole sono un richiamo alla volontà di arrivare a chi ispirò la Strage. Quelle del procuratore Giuseppe Amato sono un messaggio distensivo per l'associazione: «Noi crediamo in questo processo - ha detto, lasciando l'aula - che è un accertamento di una responsabilità penale e una risposta in favore e nell'interesse dei familiari delle vittime».

Polemiche c'erano state quando la Procura, pur chiedendo di processare Cavallini, aveva mandato verso l'archiviazione il fascicolo sui mandanti, poi avocato dalla Procura generale. L'impostazione dei pm, infatti, è che i Nar erano autonomi: un gruppo che «aderiva a un'ideologia neofascista spontaneista - ha detto anche oggi il pm Antonello Gustapane - e che propugnava la lotta allo Stato borghese attraverso piccoli nuclei di persone estremamente decise che si doveva rendere responsabile di azioni eclatanti per disgregare lo Stato». Anche per questo i pm chiedono di non 'divagarè, e si sono opposti ai testimoni chiesti dalla difesa, legati alla 'pista palestinesè, ma anche a quelli delle parti civili, che vorrebbero allargare il campo e convocare personaggi come Carlo Maria Maggi, leader di Ordine Nuovo e condannato come mandante della Strage di piazza della Loggia, o il segretario di Fn Roberto Fiore. Se il terrorista 'Carlos' è «irrilevante», gli ultimi due sono «superflui», per i Pm che invece vorrebbero sentire i tre condannati. I giudici decideranno il 4 aprile su chi ammettere e chi no. Chi non rinuncerà a parlare è invece l'imputato: «Lo pretende. E dichiarerà la sua estraneità alla Strage, che non ha nulla a che vedere con lui e con gli errori infiniti commessi», ha detto il suo difensore, Alessandro Pellegrini. «La verità sta acquattata, ma prima o poi salta fuori. E magari salta fuori un Thomas Kram, quando uno meno se lo aspetta», ha aggiunto. Kram è il terrorista tedesco che tra l'1 e il 2 agosto 1980 era a Bologna: i sospetti su di lui sono stati archiviati con l'inchiesta bis sulla 'pista palestinesè, nel 2015.

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