Stefano Ansaldi, il ginecologo si è ucciso a Milano? Dal cellulare spento un'ora prima alle telecamere: cosa non torna

Stefano Ansaldi, il ginecologo si è ucciso a Milano? Dal cellulare spento un'ora prima alle telecamere: cosa non torna
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Mercoledì 23 Dicembre 2020, 13:36 - Ultimo aggiornamento: 18:59

Gran parte degli elementi che investigatori e inquirenti hanno raccolto finora sul caso del ginecologo campano Stefano Ansaldi, trovato sgozzato quattro giorni fa vicino alla stazione Centrale di Milano, fanno ipotizzare un suicidio, anche se le indagini non sono concluse e si lavora per escludere definitivamente che si sia trattato di un omicidio. Tra gli elementi principali il fatto che le telecamere della zona non hanno ripreso persone fuggire, né i testi le hanno viste o sentito rumori di fuga. In più, il cellulare del medico, non trovato, era stato spento circa un'ora prima della morte. E l'uomo era in difficoltà finanziarie. 

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Le ipotesi

Inizialmente si era pensato ad una rapina finita male, poi ad un omicidio per motivi personali o economici, ma già da ieri l'ipotesi più seguita è stata quella del gesto estremo, dopo che nelle indagini dei carabinieri del Nucleo investigativo, coordinate dall'aggiunto Laura Pedio e dal pm Adriano Scudieri, sono stati ascoltati anche numerosi testi, tra colleghi, amici e familiari. Accertamenti che proseguiranno proprio per dirimere definitivamente gli ultimi dubbi su una morte con particolari molto strani che ha reso complesso il lavoro di indagine. Per questo si stanno analizzando anche i filmati delle telecamere più lontane da via Macchi, dove è stato trovato il cadavere, sotto l'impalcatura di un palazzo in ristrutturazione. E si vuole escludere pure che un eventuale aggressore sia poi entrato all'interno di un civico della via, senza essere ripreso. Gli esiti definitivi dell'autopsia, eseguita ieri, potranno chiarire le modalità del taglio alla gola, che da una prima analisi non era parso un colpo inferto da davanti. Ansaldi aveva viaggiato da Napoli a Milano quel sabato con un biglietto di sola andata (arrivato verso le 15 e morto verso le 18) e si sta cercando di capire se avesse comunque un appuntamento nel capoluogo lombardo, ipotesi probabile per gli inquirenti. Non aveva legami di lavoro, né, pare, conoscenze in città. Non sono stati trovati per ora biglietti o scritti di Ansaldi. È in corso anche l'analisi sulle macchie di sangue per ricostruire al meglio la dinamica della morte.

E' un suicidio?

Accanto al corpo del medico è stata ritrovata l'arma del delitto: un coltello da cucina che in seguito è stato analizzato dalla Scientifica. Da una prima analisi, a quanto riferito in Procura, non sarebbero state rilevate per ora impronte sul coltello. Le analisi della Scientifica sono ancora in corso.

I dettagli messi insieme offrono un puzzle molto composito. Il ginecologo al momento dell'agguato mortale indossava dei guanti in lattice. Perché? Era sceso dal treno tre ore prima, aveva ancora necessità di proteggersi dal possibile contagio del coronavirus? Altro dettaglio sanitario: il ginecologo era inserito in una lista di persone da avvertire per un sospetto contagio Covid. Aveva l'obbligo di autoisolarsi, e allora perché è partito per Milano? Sulla scena del delitto compaiono vicino al cadavere il Rolex, sfilato dal polso e chiuso come per essere riposto, e il coltello da cucina con il quale il medico è stato sgozzato. Non sono stati ritrovati il portafogli e il cellulare; cosa che rende più difficili le indagini poiché gli investigatori possono analizzare i tabulati ma non i messaggi arrivati. Si continua a scavare nella vita privata di Ansaldi: ogni informazione può essere utile a capire cosa è successo quel sabato pomeriggio. Già ieri familiari, amici, colleghi erano stati sentiti a Napoli, dove sono state effettuate acquisizioni nell'abitazione dove viveva e nello studio. Un lungo e complesso lavoro per capire il motivo del viaggio di Ansaldi da Napoli a Milano con un biglietto di sola andata e con una valigetta con dentro pochi oggetti personali e nessun cambio di vestiti per fermarsi almeno una notte. «Non c'è una pista prevalente, tutte sono al vaglio», viene spiegato in Procura.

 

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