Milano, uccise tre persone in trubunale: Giardiello condannato all'ergastolo

Giovedì 14 Luglio 2016

Sembrava avviato ad accettare una condanna a vita supinamente, dopo che i periti avevano deciso che era capace di intendere e di volere, quando in quella drammatica mattinata del 9 aprile del 2015 fece fuoco nel tribunale di Milano, uccidendo tra persone: un magistrato della sezione fallimentare, un avvocato e un coimputato nel suo processo per bancarotta. Claudio Giardiello, imprenditore, ha invece voluto riservare ai parenti delle vittime l'ultima dose di veleno che aveva in coda. «Ho delle dichiarazioni da fare: quella pistola era lì da tre mesi, e il pm ha detto solo bugie», ha esordito in aula. Affermazione che non gli è servita a evitare il carcere a vita, al termine del processo con rito abbreviato, ma che ha inevitabilmente scompigliato le carte di una ricostruzione che lui stesso, pur con contraddizioni e cambio di versioni, aveva fornito.

Quel giorno, aveva sempre detto: era entrato nel varco del Palagiustizia di via San Barnaba, nascondendo la pistola in una borsa. Voleva suicidarsi ma, una volta in aula, aveva fatto fuoco su chi riteneva in qualche modo responsabile delle sue disavventure giudiziarie: freddò quindi l'avvocato Lorenzo Claris Appiani, che lo aveva assistito in passato e che stava recitando la formula di giuramento del testimone, poi Giorgio Erba, suo computato. Raggiunse quindi l'ufficio del giudice fallimentare Fernando Ciampi e gli sparò, uccidendolo. Durante il tragitto ferì altre due persone. Le rivelazioni in extremis di Giardiello suscitano scetticismo a cominciare dal suo avvocato, Andrea Dondé, che è comunque intenzionato a difenderlo fino al ricorso in appello: «È stata una dichiarazione strana - ha commentato -, ma in linea con la sua personalità disturbata».

Il pm di Brescia Isabella Samek Ludovici risentirà Giardiello anche se premette che «queste sue dichiarazioni non trovano riscontro negli atti, nè nei suoi interrogatori» e sembrano «un'ulteriore vendetta nei confronti delle persone che ha ucciso e dei suoi famigliari». Anche perché le sue parole confermano con gli interessi quella aggravante da ergastolo della premeditazione che la difesa aveva cercato in ogni modo di confutare. Le parole choc di Giardiello avranno forse riflessi anche sul processo a una guardia giurata che era quella mattina al varco di San Barnaba e che è imputata per omicidio colposo in quanto avrebbe commesso negligenze nei controlli. Potrebbero averle anche in quello in cui è stata chiesta l'archiviazione per altri due colleghi del vigilantes alla quale si sono opposte alcune parti civili e su cui è chiamato a decidere il gip Lorenzo Benini. Inevitabile l'acquisizione delle dichiarazioni dell'imputato in aula e nel successivo interrogatorio per la decisione.

Quelle parole potrebbero avere riflessi sulle due società di sicurezza da cui dipendono le guardie giurate, citate come responsabili civili e i famigliari delle vittime, che già non pensano di ricevere quelle provvisionali fino a 250mila euro disposte dal giudice, in questo caso potrebbero non avere risarcimento nemmeno da loro. Forse l'ultimo tentativo di vendetta di Giardiello cui risponde la madre dell'avvocato Claris Appiani: «Oggi è stata fatta giustizia, la vendetta la lasciamo a Claudio Giardiello perché è un sentimento che non ci appartiene», ha detto Alberta Brambilla Pisoni, la quale ha sempre avuto dubbi su quanto l'uomo aveva raccontato su come aveva fatto entrare l'arma. Così come il padre dell'avvocato ucciso, Aldo: «se non avesse trovato mio figlio in aula l'avrebbe cercato per ucciderlo. Quella persona è il male».

Ultimo aggiornamento: 17 Luglio, 19:19 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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