Turista stuprata a Sorrento, il branco si vantava così in chat: «Ci siamo fatti la nonnina inglese»

Mercoled├Č 16 Maggio 2018 di Ciriaco M. Viggiano
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«Nessun essere umano merita di subire ciò che è successo a me»: Joanne (nome di fantasia) è ancora sconvolta quando al proconsole presso l'ambasciata britannica a Roma descrive le violenze di cui è stata vittima qualche giorno prima a Meta, nell'hotel di cui era ospite insieme alla figlia. Drogata, spogliata, stuprata. Poi derisa, fotografata e seviziata da un numero imprecisato di uomini.

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È una storia agghiacciante quella che emerge dall'ordinanza di custodia cautelare con la quale il gip del Tribunale di Torre Annunziata ha spedito in carcere cinque ex dipendenti dell'albergo accusati di violenza sessuale aggravata: Fabio De Virgilio, Antonino Miniero, Raffaele Regio, Gennaro Davide Gargiulo e Francesco Ciro D'Antonio, quest'ultimo licenziato subito dopo l'arresto, che domani potranno fornire la propria versione dei fatti durante l'interrogatorio davanti al magistrato.

È il 7 ottobre 2016, quando Joanne contatta il tour operator incaricato di assistere i vacanzieri britannici durante il loro soggiorno in Costiera. I due s'incontrano nell'aeroporto di Napoli, dove la donna racconta di essere stata invitata a bere un drink nel bar dell'hotel, di aver subito avuto la sensazione di essere stata drogata e, infine, di essere stata abusata prima dai due baristi nei pressi della piscina e poi da un gruppo di uomini in una stanza buia adibita ad alloggio del personale. Una volta tornata in Inghilterra, Joanne si reca nel consultorio per le aggressioni sessuali. Ed è qui che, con la voce rotta dal pianto, snocciola i particolari della violenza di cui è stata vittima. «Dopo aver bevuto quel cocktail racconta la 50enne mi sono sentita strana. A un tratto i due baristi mi hanno detto: Ti portiamo in piscina, ma non devi urlare. Poi mi sono ritrovata senza vestiti, spinta su una sedia sdraio».
 


Seguono attimi drammatici in cui la donna, sotto l'effetto del Ghb sciolto nel drink, viene abusata e accusa un malore: «Era come se stessi vivendo un sogno». Gli stupratori, però, non sono sazi. La rivestono in fretta e furia per poi affidarla a un giovane: è Gennaro Davide Gargiulo che Joanne riconosce per il tatuaggio a forma di corona sul collo. «Mi sentivo smarrita come un bambino, la stessa sensazione che provavo quando mio fratello maggiore veniva a prendermi a scuola continua la donna La presenza di quel ragazzo mi rincuorava perché già lo conoscevo. Mi ha abbracciato e portato in una stanza grande». Qui la 50enne trova una decina di uomini seminudi e, nonostante sia stordita dalla droga, intuisce ciò che l'attende. Il timore di essere nuovamente abusata trova conferma quando, pochi minuti più tardi, viene spinta sul letto: gli stupratori la denudano, lei tenta in tutti i modi di allontanarli, respinge uno di loro che, per tutta risposta, la schiaffeggia. Joanne li implora di fermarsi, racconta della sua esperienza matrimoniale conclusasi due anni prima con l'improvvisa morte del marito. Parole che convincono uno degli aguzzini a porre fine alle sevizie: «Uno di loro mi ha tappato la bocca riferisce Joanne ai medici Dietro di me c'era un altro che gli intimava di fermarsi. Hanno litigato, li ho pregati di risparmiarmi. Il giovane che sembrava venire in mio soccorso mi ha accarezzato i capelli, invece mi ha steso sul letto e mi ha violentata».

Alla fine, ormai devastata nel corpo e nell'anima, la turista viene riaccompagnata nella sua camera, mentre gli stupratori già si esaltano per l'«impresa» portata a termine: le immagini dello stupro finiranno in una chat i cui partecipanti si vanteranno di aver fatto sesso con «una nonnina di 40-50 anni», una «milf», una «cosa mai vista prima». All'esame del dna, però, non si sfugge. E così le tracce biologiche ritrovate sul reggiseno, sulle unghie, sulla schiena e su altre parti del corpo della vittima consentono alla Procura di Torre Annunziata e alla polizia di Sorrento di ricostruire le singole posizioni degli indagati: stando all'ipotesi accusatoria, Miniero e De Virgilio somministrano a Joanne la droga, Gargiulo la consegna al secondo gruppo di stupratori, Regio diffonde su whatsapp le foto della violenza, D'Antonio partecipa alle sevizie. Per quest'ultimo, l'unico tra gli indagati a essere ancora in servizio nell'hotel Alimuri, ieri è scattato il licenziamento.

«Abbiamo primario interesse affinché si faccia chiarezza sull'episodio», fanno sapere i vertici dell'albergo (completamente estraneo ai fatti) che esprimono «piena vicinanza e profonda solidarietà» alla vittima: «Laddove la Procura esercitasse l'azione penale, ci costituiremo parte civile nei confronti degli ex dipendenti per tutelare il buon nome di una struttura che vanta oltre 500 dipendenti e circa trent'anni di lavoro sempre apprezzato dalla clientela».

Ultimo aggiornamento: 17 Maggio, 19:50 © RIPRODUZIONE RISERVATA