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Smog, le previsioni dell'esperto: «Dai primi di gennaio tornerà la pioggia, ma l'estate sarà torrida»

Bernardo Gozzini, direttore Lamma-Istituto Biometeorologia Cnr
di Valeria Arnaldi
3 Minuti di Lettura
Domenica 27 Dicembre 2015, 09:44

Mimose fiorite, zanzare, le acque dei fiumi su livelli estivi. E ancora, colture “straordinarie” per la stagione, temperature ben al di sopra della media invernale e la quasi totale assenza di pioggia. Bernardo Gozzini, direttore Lamma-Istituto Biometeorologia Cnr, cosa sta succedendo al clima?
«A livello globale, il 2015 si chiuderà come il più caldo degli ultimi 136 anni. L'aumento delle temperature è stato sostanziale: se il 2014 si è chiuso con +0,67 sulla media globale, il 2015 già viaggia su +0,87. E questo si riscontra anche a livello europeo. A Parigi è stato il secondo Natale più caldo degli ultimi 150 anni, dopo quello del 1989. In Italia l'aria è più fredda nelle vallate che in montagna, dove manca la neve. Ciò si abbina al deficit pluviometrico».

Quali sono le cause di questo inverno caldo?
«A determinarlo è un vortice polare molto forte. È come se trattenesse tutta l'aria fredda sopra il Polo Nord, impedendole di scendere a latitudini più basse. La circolazione rimane sui paralleli. Per dirla in modo semplice: si rimescola la stessa aria. La mancanza di scambi termici porta all'assenza di neve e perturbazioni».

Cosa succederà nei prossimi giorni?
«Non si vedono grandi cambiamenti. Da martedì potrebbe esserci qualche debole precipitazione al Nord, poi un po' di grecale che farà lievemente abbassare le temperature su zone adriatiche e pianura padana. Per le prime piogge occorrerà aspettare il 3-5 gennaio: interesseranno il Centro Nord, ossia Piemonte, Liguria, Toscana, Lazio».

Una situazione eccezionale che dovrebbe essere letta come allerta?
«È una situazione certamente anomala. La rarità è determinata dalla forza del vortice e dalla sua lunghezza. Non ci sono perturbazioni in arrivo di una certa consistenza. Ciò rientra nei cambiamenti climatici, basti pensare che nella classifica mondiale degli anni più caldi, i primi dieci, salvo il 1988, sono tutti dal 2000 in poi. È la tendenza del riscaldamento globale. A Parigi si è trovato un accordo su temi importanti ma occorre rimboccarsi le maniche».

Cosa occorrerebbe fare in questo momento?
«Lavorare insieme, a livello mondiale, per diminuire le emissioni e produrre energia senza combustibili fossili, usando fonti rinnovabili che non inquinano. La maggior parte delle emissioni viene dalla produzione di energia e dai trasporti. Traffico e riscaldamento sono due dei principali fattori che determinano lo smog in città. Bisogna intervenire velocemente».

Dal “macro” della scena mondiale al “micro” di quella locale: cosa si può fare in città?
«Sindaci e Comuni devono favorire l'uso del trasporto pubblico, magari elettrico. Vanno ridotte le zone nelle quali circolare con l'auto. Bisognerebbe usare i riscaldamenti centralizzati. Ma anche in casa si può dare un contributo: basta usare l'auto il meno possibile, diminuire il consumo di acqua, fare la raccolta differenziata».

In molte zone si fa ricorso alle targhe alterne: sono utili?
«Sono misure d'emergenza, parzialmente utili, ma non risolvono il problema. Bisognerebbe ricorrere a interventi strutturali sul tessuto urbano, arrivando a modificarne la progettazione. Per esempio, in estate, in molte città, si crea il problema delle isole di calore. Serve più verde. Non sono interventi facili in un'epoca di scarse risorse».

Le misure stabilite alla Conferenza sul clima delle Nazioni Unite sono raggiungibili?
«Dipende da noi. Il ruolo dell'uomo nei cambiamenti climatici è assodato. Rispettando gli impegni, potremmo riuscire a rimettere in sesto il clima ma non sappiamo ancora se queste misure basteranno. Il sistema climatico è molto complesso. Poi ci sono gli interessi politici dei diversi Paesi, senza dimenticare la pressione demografica. Questo pianeta forse sta iniziando a starci stretto, dovremo abituarci a gestire in modo diverso le sue risorse».

Torniamo al meteo. A un inverno caldo, di solito, segue un'estate torrida: cosa ci attende?
«Se in primavera la pioggia non tornerà nella norma, l'estate rischia di essere difficile, con problemi di siccità nelle campagne, ma anche in talune città».

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