Serbia si scusa ma critica polizia italiana
Maroni: non diano lezioni, evitata strage

Mercoledì 13 Ottobre 2010
Ivan Bogdanov esce dalla Questura di Genova (foto Luca Zennaro - Ansa)

ROMA (13 ottobre) - «Nessuna responsabilità della polizia italiana» negli incidenti di ieri sera a Genova per la partita Italia-Serbia. Questa la valutazione emersa dopo un incontro al Viminale tra il ministro dell'Interno, Roberto Maroni ed il capo della polizia, Antonio Manganelli. Anzi «la polizia, non intervenendo pesantemente, ha evitato una strage». Ma dalla Serbia, insieme alle scuse all'Italia, arrivano anche critiche alla gestione della situazione da parte della polizia. La partita, iniziata con 45 minuti di ritardo, è stata sospesa dopo 6', l'Italia avrà il 3-0 a tavolino, e l'Uefa ha aperto un'indagine, sottolineando comunque che esistono responsabilità anche da parte del paese ospitante. Resta un pesante strascico di polemiche e rimpalli di responsabilità, con qualche ammissione di sottovalutazione da parte della polizia. Il bilancio finale parla di 138 tifosi serbi identificati 17 dei quali arrestati. Su altri 35 proseguono gli accertamenti.

Manganelli: «Era impossibile impedire l'arrivo dei tifosi serbi, sia perchè l'abolizione dei visti dalla Serbia rende impossibile il controllo alla frontiera, sia perchè non ci sono state specifiche indicazioni sui movimenti dei tifosi da parte delle Autorità serbe che potessero consentire l'adozione di particolari misure di prevenzione». Il capo della Polizia, informa il Viminale, questa mattina ha fatto una relazione dettagliata al ministro Maroni sugli episodi di violenza di Genova. Dalla relazione «è emerso che solo il comportamento responsabile delle forze dell'ordine ha evitato incidenti ancora più gravi».

La polizia: controlli carenti in fase di filtraggio, ma nessuna sottovalutazione. Il portavoce dell'osservatorio delle manifestazioni sportive, Roberto Massucci, ha detto che allo Stadio di Genova ieri sono stati fatti dei controlli in «maniera carente» nella fase di filtraggio dei tifosi serbi. Ha sottolineato che però ciò è stato dovuto a diversi fattori, tra cui «la vera e propria determinazione criminale dei tifosi violenti che hanno letteralmente assalito le forze di polizia. Abbiamo registrato smagliature nel sistema informativo» tra le autorità italiane e serbe, ha aggiunto Massucci. Delle smagliature che però «non intaccano l'ottimo lavoro di collaborazione che il Viminale ha con la Serbia. Non c'è stata sottovalutazione, la gare è stata preparata sapendo che si trattava di un incontro a rischio».

Massucci ha individuato tre momenti di «criticità»: la mancanza di informazioni provenienti dalla Serbia, l'ingresso dei tifosi allo stadio e l'uscita degli ultrà più violenti che, «vistisi perduti, hanno assaltato le forze di polizia». Ma cosa non ha funzionato, in particolare, all'ingresso dello stadio e perchè non è stato impedito ai tifosi serbi già protagonisti delle violenze in città di entrare a Marassi? Ci sono stati «diversi fattori» ha spiegato Massucci. Anzitutto «l'infelice collocazione dello stadio Marassi», in pieno centro cittadino e praticamente attaccato ai palazzi, « che non consente un prefiltraggio scrupoloso persona per persona». Proprio questo, prosegue, ha fatto sì che le forze di polizia decidessero di «togliere dalla strada» i tifosi serbi, evitando così un contatto con i cittadini. Anche gli ultrà hanno avuto le loro responsabilità: se da un lato molti si sono messi in fila in maniera «molto disciplinata, con biglietto e documento alla mano», altri, «veri e propri criminali - dice Massucci - hanno occultato in parti del corpo che non possono essere controllate allo stadio, tutti quegli oggetti che poi abbiamo visto lanciare in campo». Massucci ha voluto sottolineare che intervenire nel settore occupato dai serbi sarebbe stata una scelta «inopportuna e pericolosa». Tanto che gli scontri all'uscita dello stadio sono scoppiati nel momento in cui i più violenti si sono resi conto che per loro non sarebbe stato possibile nascondersi tra i tifosi corretti. «Abbiamo isolato l'intero settore per bloccare i più facinorosi - spiega ancora Massucci - Una volta vistisi perduti hanno attaccato le forze dell'ordine e noi li abbiamo contenuti». L'intervento della polizia è stato dunque «misurato e appropriato al livello di pericolosità che ci era stato segnalato. E lo dicono i fatti: poteva essere un nuovo Heysel e ci sono stati solo due feriti tra le forze dell'ordine».

Belgrado: polizia impreparata. Il ministro dell'interno e vicepremier serbo, Ivica Dacic, ha detto però che i preparativi per la partita non stati fatti bene e che un gruppo non eccessivamente numeroso di tifosi è riuscito a far sospendere l'incontro. Dacic ha osservato che l'intervento della polizia italiana avrebbe potuto essere molto più efficace e che non si doveva permettere l'ingresso allo stadio a tifosi in possesso di oggetti vari, cosa che a Belgrado non sarebbe mai avvenuta. «La polizia italiana, prima dell'incontro, non si è rivolta in nessun modo per chiedere aiuto, e neanche la Federcalcio serba non ha chiesto alcuna assistenza della polizia serba - ha detto Dacic- La polizia serba non può mantenere l'ordine pubblico in Italia». A suo avviso, se a Genova fosse andato qualche poliziotto serbo, si sarebbe potuto istituire una sorta di collegamento con la polizia italiana da una parte e con la Federcalcio serba dall'altra, in modo da controllare meglio la situazione nello stadio. Dacic ha aggiunto che cinque tifosi sono stati arrestati e altri sono stati fermati. «Noi dovremo prima vedere come tale vicenda si concluderà in Italia, e per quali reati i responsabili saranno processati. Successivamente vedremo se ci saranno i presupposti legali per processarli in Serbia». In futuro, ha concluso il ministro dell'interno, bisognerà preparare con più attenzione incontri di calcio di questo tipo. Tali gruppi violenti, vengono usati per diversi obiettivi sia interni ai club, sia di interessi mafiosi e politici.

Maroni: «Una critica ingenerosa - replica il ministro dell'Interno al collega serbo - Francamente mi sembra che proprio loro non possano dare lezioni. E i serbi avrebbero potuto fare una cosa semplicissima con gli ultrà: vietare loro di uscire dalla Serbia. Il fax delle autorità serbe era arrivato negli uffici della Polizia italiana, ma era una comunicazione burocratica di routine e non conteneva alcun allarme sull'arrivo di ultrà violenti. Si parlava semplicemente del numero dei tifosi che sarebbero arrivati, circa 200». Maroni dice poi che non c'è stata alcuna complicità fra ultrà serbi e gruppi italiani. Anzi, i tifosi di Samp e Genoa hanno collaborato con le forze dell'ordine.

All'Italia sono arrivate le scuse ufficiali del governo serbo e dell'ambasciatore Sandra Raskovic Ivic: «Questi teppisti non rappresentano i sentimenti nel comportamento del popolo serbo: ci vergogniamo e ci scusiamo», ha detto.

La stampa serba condanna le violenze e le intemperanze messe in atto ieri sera allo stadio di Genova dagli hooligan serbi. Molti giornali parlano di «vergogna» sia per il calcio serbo che l'intero paese. «Vergogna nazionale - questa è la morte della Serbia» titola a caratteri cubitali in prima il tabloid belgradese Kurir.

L'Uefa ha annunciato l'apertura di una inchiesta. «disciplinare approfondita riguardo ai gravi disordini che hanno accompagnato il match e le circostanze di questi incidenti». Una volta che l'intero dossier sarà completo - si legge nel sito ufficiale dell'organo di governo del calcio europeo - con l'assistenza dei referti di arbitro e delegato, la questione verrà sottoposta all'indipendente Commissione Disciplinare e di Controllo Uefa per ulteriori esami e possibili sanzioni. Le sanzioni a disposizione della Commissione Disciplinare e di Controllo si possono trovare nel Regolamento Disciplinare Uefa, edizione 2008, Articolo 14, e spaziano dalla diffida e multa, fino alla chiusura dello stadio o alla «squalifica dalle competizioni in corso e/o esclusione da future competizioni». La data proposta per la riunione dell'organo di disciplina e controllo per questo caso è giovedì 28 ottobre.

«Oltre alla responsabilità di chi provoca incidenti, i regolamenti Uefa prevedono anche quella della Federazione che organizza la partita e che deve garantire la sicurezza nello stadio e il regolare svolgimento dell'incontro - ha detto Rob Faulkner, portavoce Uefa - Non possiamo dire ancora nulla in previsione dell'inchiesta che sarà portata avanti dalla Commissione disciplinare ma ricordo che i nostri regolamenti prevedono non soltanto una sanzione per azioni premeditate da parte di una delle due tifoserie ma anche una corresponsabiltà della federazione ospitante per non aver adeguatamente garantito l'ordine pubblico». Faulkner ha aggiunto che l'Uefa «per stabilire l'esatta attribuzione delle responsabilità prenderà ora in esame tutta una serie di elementi fra i quali anche l'eventuale scambio di informazioni tra le federazioni su eventuali azioni delle tifoserie».

Platini: tolleranza zero. «Sono rimasto choccato nel vedere le immagini di Italia-Serbia di ieri. Attendo i risultati dell'inchiesta e le decisioni della Disciplinare e ricordo a tutti che la Uefa segue una linea di tolleranza zero nei confronti della violenza degli stadi - dice il presidente dell'Uefa - Ho troppi brutti ricordi di violenza nel calcio. Ora aspetto i risultati dell'inchiesta e le decisioni degli organi disciplinari, e ricordo a tutto che l'Uefa ha una politica di tolleranza zero contro la violenza negli stadi. La collaborazione delle autorità è la chiave per combattere questa piaga e la chiederò ai più alti livelli ai paesi che ne sono interessati».

Blatter contro l'Italia: con quegli stadi... Se l'Italia avesse seguito l'esempio del calcio inglese si sarebbero potuti evitare gli scontri di Genova, ha sostenuto il presidente della Fifa, Sepp Blatter. Blatter ha affermato che l'Inghilterra ha mostrato al mondo come debellarlo ed ha espresso l'auspicio che anche gli altri paesi costruiscano stadi moderni e sicuri, come ha fatto questo paese negli ultimi 20 anni. «Se fosse stato così a Genova - ha detto - non avremmo avuto i disordini che invece ci sono stati. Questa è un grande eredità che avete lasciato al mondo».

La notte di guerriglia, caos e violenza degli ultras nazionalisti serbi a Genova. Il bilancio parla di 16 feriti, di cui due carabinieri, e 17 arrestati. Tra loro anche Ivan Bogdanov, 29 anni, l'uomo incappucciato che, tronchesi alla mano, ha tagliato la rete della gabbia all'interno della quale, dentro lo stadio, erano stati confinati i circa 2.000 hooligan di Belgrado.

Le forze dell'ordine hano trovato l'ultrà nascosto nel vano motore dell'ultimo pullman rimasto nell'area dello stadio. Secondo l'emittente tv B92, Bogdanov - detto Coi (si legge Tsoi) - è uno dei leader della tifoseria della Stella Rossa, appartenente alla fazione estremista e militante degli Ultra Boys. Bogdanov, precisa B92, ha concluso la scuola media (che in Serbia dura fino a 18 anni) ed è attualmente disoccupato. Con la giustizia ha avuto a che fare almeno in quattro occasioni: per la partecipazione a una rissa, per lesioni e aggressione a pubblico ufficiale in servizio, per comportamento violento e per possesso di droga.

Gli scontri, preceduti dalle devastazioni prepartita nel centro di Genova, erano proseguiti dentro lo stadio con il lancio di petardi e il tentativo di sfondamento della barriera che divideva gli ultras dal resto del pubblico genovese. E poi erano deflagrati all'uscita dello stadio, quando tutto il pubblico era tornato a casa e anche le squadre erano rientrate nei rispettivi alberghi.

La guerriglia è durata fin oltre le due di notte. Il bilancio della Questura di Genova parla di 17 arresti e 16 feriti, di cui 2 carabinieri e gli altri tutti serbi. Sono 35 gli hooligan denunciati, 138 quelli identificati. Dei 16 feriti che hanno fatto ricorso alle cure mediche negli ospedali genovesi, uno è ricoverato a scopo precauzionale. La polizia autostradale nella notte ha predisposto un piano di evacuazione dei pullman dei tifosi serbi, e il deflusso si è completato regolarmente.

Gli incidenti erano scoppiati quando il gruppo di ultras, controllati a vista da polizia, carabinieri e guardia di finanza in assetto antisommossa, aveva tentato di forzare il cancello della recinzione dove erano confinati in attesa del deflusso. Un vero e proprio agguato è stato teso dagli hooligan a un reparto della Finanza, e quel punto le forze dell'ordine hanno lanciato fumogeni ed effettuato cariche.

Gli ultras hanno di nuovo tentato di fare irruzione dentro lo stadio, verso la tribuna stampa dove erano ancora al lavoro gli inviati di giornali italiani e serbi. Nel frattempo, nel piazzale antistante lo stadio erano accorse alcune decine di ultras di Genoa e Samp, intenzionate a ingaggiare una battaglia con i serbi; sono stati rimandati indietro dalle forze dell'ordine. Quando verso le due della notte la tensione è calata, la polizia ha fatto scendere gli hooligan già saliti sui bus per le perquisizioni. Seguestrati bastoni, spranghe, coltelli e uno zainetto con all'interno dei grossi petardi o bombe carta. Alle 2,40 il ritrovamento del capo ultrà.

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Ultimo aggiornamento: 22 Ottobre, 01:13 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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