Sesso e molestie alle soldatesse nella caserma di Parolisi

Salvatore Parolisi
di Cristiana Mangani
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Venerdì 7 Marzo 2014, 10:23 - Ultimo aggiornamento: 8 Marzo, 09:14

Sesso e avances, molestie e ingiurie: nell’aula gup del Tribunale militare va in scena la Caserma Clementi di Ascoli, quella di Salvatore Parolisi e di altri dieci suoi colleghi. È una storia "a luci rosse" nata dopo il delitto della moglie Melania Rea, quando la vita del caporal maggiore è stata setacciata, ed è emersa la sua relazione con l’allieva Ludovica. Ci sono rapporti sessuali che vengono consumati negli ambienti della caserma, soprusi, prevaricazioni, ma anche storie d’amore che nascono e si sviluppano tra un addestramento e l’altro. Parolisi c’è dentro e finisce coinvolto in questa nuova vicenda giudiziaria. A lui viene contestato il reato di violata consegna, perché - ritengono il procuratore militare Marco De Paolis e il pm Antonella Masala, titolari dell’inchiesta - si intratteneva con le allieve a bere, chiacchierare, e chissà che altro ancora. E ieri il gup militare ha deciso di rinviarlo a giudizio disponendo il processo per il 27 maggio davanti alla II sezione penale.

Un’altra rogna per l’uomo già accusato del delitto della moglie e in attesa dell’udienza davanti alla Cassazione. Il suo avvocato Federica Benguardato ha tentato di evitare questo ulteriore guaio giudiziario, «è un eterno imputato», ha detto, quasi a lasciare intravedere un accanimento. Ma il militare dalle 7 mila fans su Facebook e una condanna a 30 anni per omicidio, è stato ugualmente rinviato a giudizio.

GLI ABUSI

Deve essere stato un periodo difficile, quello tra il 2008 e il 2009 per le giovani pronte ad arruolarsi. La Caserma Clementi oggi è tornata a nuova vita e ha anche un nuovo comandante, ma dai racconti di alcune allieve si respirava un clima da "Full metal Jacket". Tra maltrattamenti e bacchettate di qualche istruttore - «vi faccio sputare sangue, mi fate schifo, tornate a casa a fare le casalinghe, con quei prosciutti» - alle violenze vere e proprie, come obbligare le allieve a mimare un rapporto sessuale con i pupazzi utilizzati per gli addestramenti. Uno spaccato militare dai contorni pruriginosi, dove c’era molto di più di Parolisi. C’erano, a esempio, il maresciallo Antonio Di Gesù e il caporal maggiore Giancarlo Mosca, che verranno giudicati dal gup il 10 aprile prossimo, ma per violenza sessuale. Mentre un altro soldato, questa volta donna, dovrà presentarsi dal gup l’8 maggio per violata consegna.

I RACCONTI

Di Mosca, il soldato Enza racconta vari episodi. «Mi si è rivolto - dice - chiedendomi cosa gli potevo dare per sapere la mia destinazione. E io ho risposto: "nulla, aspetto altri due giorni e lo saprò"». L’altro, invece, è andato oltre. «Devi offrire te stessa a me e poi agli altri istruttori - è ancora la sua testimonianza - Mi devi dire se sei vergine o meno, perché se lo sei devo prendere delle precauzioni, altrimenti devo prenderne altre, ad esempio frustini». Secondo la procura «il caporal maggiore dopo il contrappello riceveva alcune allieve con cui si intratteneva per scambiarsi effusioni. Le contattava via sms chiedendo loro di raggiungerlo in ufficio per chiacchierare e avere un rapporto sessuale». Non tutte, però, ci stavano, e molte neanche sapevano di quegli incontri a luci rosse. Gaia, invece, veniva presa di mira per il suo décolléte. «Una sera Mosca ha detto - ricorda la giovane - che avrebbe preferito entrare nelle camerette e trovare le volontarie in biancheria intima invece che in uniforme. E alla fine ha espresso apprezzamenti sulla mia scollatura».

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