Ruby bis, per Mora, Fede e Minetti è arrivato il giorno del verdetto

Ruby bis, per Mora, Fede e Minetti è arrivato il giorno del verdetto
di Claudia Guasco
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Giovedì 13 Novembre 2014, 09:32 - Ultimo aggiornamento: 13:05

MILANO Nessuna improvvisazione nelle allegre serate di Arcore. Imbandire cena e dopo cena per Silvio Berlusconi era un lavoro e ciascuno aveva un compito. Così ricostruito da Ilda Boccassini, Antonio Sangermano e Piero Forno, i pm dell’inchiesta Ruby bis: Lele Mora era «il procacciatore», Emilio Fede «l’assaggiatore» e Nicole Minetti «l’organizzatrice».


Oggi i giudici della terza Corte d’Appello di Milano emetteranno il verdetto nei confronti dei tre imputati. In primo grado Mora e Fede sono stati condannati a sette anni di reclusione per favoreggiamento e induzione della prostituzione anche minorile, cinque anni invece all’ex consigliera regionale Minetti per favoreggiamento della prostituzione e assoluzione dalle accuse di induzione della prostituzione e di favoreggiamento della prostituzione minorile per la presenza di Karima El Mahroug a villa San Martino.

Il pg Piero de Petris ha chiesto di confermare in Appello la condanna per Fede e Minetti e di ridurre la pena per Mora, ritenendo «una scelta processuale apprezzabile» quella dell'ex agente dei vip di rinunciare a difendersi nel merito in secondo grado. Se i giudici concederanno la «massima estensione delle attenuanti generiche», il talent scout rischia 5 anni e tre mesi di carcere e 30 mila euro di multa, più due anni per la continuazione legata alla bancarotta per la quale è stato condannato a 4 anni e tre mesi.

Con il verdetto d'Appello si chiude così il processo parallelo a quello in cui Silvio Berlusconi, accusato di concussione e prostituzione minorile, è stato assolto in secondo grado. Un dibattimento nato dalle prime dichiarazioni dell'allora minorenne Karima, in arte Ruby Rubacuori, che ha raccontato ai magistrati delle sue serate ad Arcore. E per l'accusa ciò che accadeva nella residenza dell'ex presidente del Consiglio era ben lontano dalle cene morigerate raccontate dagli oltre 200 testimoni sfilati davanti alla corte. Erano piuttosto festini paragonati dai pm a "orge bacchiche", durante i quali decine di ragazze - compresa Ruby - dovevano occuparsi del "soddisfacimento sessuale" di Berlusconi.

Grazie alla sua agenzia di spettacolo LM Management, sostengono i magistrati, Mora aveva la possibilità di reclutare un gran nuero di giovani aspiranti soubrette ed è a lui che la diciassettenne Ruby fuggita dalla Sicilia si rivolge per avre un lavoro. Ed è sempre lui, stando a quanto dichiarato dalla stessa Karima e confermato dai tabulati telefonici, a procurarle l'ingaggio ad Arcore, il 14 febbraio 2010. Fede invece è stato il primo a conoscere e agganciare Ruby, durante un concorso di bellezza a Letojanni a settembre 2009 nel quale sedeva in giuria: la ragazza partecipa e non fa mistero di essere minorenne.

L'ex direttpre del Tg4 però ha sempre negato di averla portata ad Arcore, nonostante la sera di San Valentino abbiano usato la stessa auto guidata dall'autista di Lele Mora per raggiungere Villa San Martino. E poi c'è la Minetti: riminese, igienista dentale con ambizioni prima nel mondo della spettacolo e poi in politica, ha gestito per mesi i contratti d'affitto del residence via Olgettina e affrontato le insistenti richieste di denaro delle ragazze del bunga bunga. Ma soprattutto è stata lei che Berlusconi ha mandato in questura la notte del 27 maggio 2010 per prelevare Karima fermata dalla polizia.

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