Analisi del disastro/ Professionisti del fuoco: il ricatto è un busines

di Paolo Graldi
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Martedì 18 Luglio 2017, 00:06

La mappa nazionale degli incendi in corso, aggiornata di ora in ora, assume le allarmanti dimensioni della catastrofe. 
Una catastrofe che utilizza la complicità delle alte temperature, del vento forte e dell’incuria ma che è programmata nei dettagli da mani criminali. La denuncia delle autorità è netta: i roghi si sviluppano seguendo linee territoriali strategiche, decine di inneschi chimici anche di sofisticata fattura rappresentano il disegno di chi ha interesse a sferrare un attacco diffuso, generalizzato e ora anche molto pericoloso per le stesse persone e non più solo per i luoghi.

Giorni e giorni di assalti stanno fiaccando la risposta degli uomini e dei mezzi di terra e aerei, elicotteri e Canadair. 
Un immane sforzo al quale, non senza rischi, si aggiunge l’opera della gente dei luoghi colpiti. Ieri mattina sono scesi in strada con gli estintori perfino i medici dell’ospedale sant’Andrea sulla via Flaminia: le sterpaglie in fiamme minacciavano di attaccare su un vasto fronte i parcheggi auto del nosocomio. 

Per la seconda volta in pochi giorni e in più punti la pineta di Castelfusano si è trasformata in un gigantesco rogo che ha minacciato da vicino la fascia litoranea: spiagge sfollate, strade a grande scorrimento chiuse, servizi pubblici fermi, disagi a macchia d’olio e una nube di fumo nero che incombe su una vastissima zona e impone misure di prevenzione straordinarie. 
Un dato è certo: non piromani, che sono dei matti senza scrupoli che pure si aggirano per campi e boschi, ma personaggi di diversa caratura criminale e con obiettivi di lunga lena sono scesi in campo per mettere in atto una campagna di fuochi e fiamme devastante. 
Osservando il fenomeno dall’alto e coniugando tra loro elementi apparentemente distanti si annodano i fili di una precisa strategia: attraverso l’attacco al territorio si perseguono fini precisi e definiti. Un filone d’indagine che ha preso corpo da poco e che si rafforza via via riguarda proprio ciò che accade a fuochi spenti, quando viene il momento di ripristinare i luoghi, rimettere a posto le terre dissestate, le strade colpite, il rimboschimento. 
Qui, in questo mondo ancora da circoscrivere con precisione, si ipotizza con preoccupazione, si annidano gli interessi di imprese che sulla ricostruzione dalle ceneri fondano i loro lucrosi interessi. 

Un altro filone preso in considerazione riguarda le spese in aumento esponenziale per fronteggiare dall’alto le zone colpite dalle fiamme. Sul tema, pur senza pronunciarsi apertamente sulle cause recondite, il presidente della regione Lazio Nicola Zingaretti ha fornito un dato che da solo meriterebbe una investigazione accurata: l’anno scorso la stagione si è chiusa con 47 ore di volo mentre ad oggi sono già state superate le settecento ore, un costo insostenibile per l’amministrazione regionale che ha chiesto lo stato di calamità naturale. 
Milioni di euro per far volare elicotteri e Canadair, gli unici mezzi in grado di rispondere con efficacia all’offensiva dilagante delle fiamme. 
In questo quadro vengono inserite opinioni critiche sullo scioglimento della Guardia Forestale, recentemente confluita nell’Arma dei Carabinieri: si dice che l’opera intensa di prevenzione del Corpo funzionava da efficace deterrente su vasti territori e che non di rado portava alla cattura di responsabili. Ma è anche vero che, nel passato, diversi episodi hanno mostrato uomini della Forestale immischiati in attività gravemente illegali, al fine di assicurare l’opera di rimboschimento. 

È un fatto, in ogni caso, che per il momento dopo settimane di incendi sparsi sull’intero territorio, solo un paio di arresti hanno segnato il successo di indagini sui malfattori del fuoco. L’evidenza della situazione, allorché si chiariscono più ancora che nel passato (gli incendi in una certa misura sono considerati un evento stagionale) dovrà spingere il Viminale insieme con il ministero dell’Ambiente a costruire unità di investigazione specializzate e aprire alla svelta un tavolo sul quale far confluire le relazioni dei prefetti, dei sindaci, dei vigili del fuoco, della protezione civile ed ora anche degli uomini della polizia e dei carabinieri oltre che della guardi di finanza capaci di inoltrare la loro osservazione fin dentro le radici del fenomeno per metterne a nudo le eventuali finalità criminali.
 
Sul fenomeno dei roghi che devastano ogni estate a macchia di leopardo importanti e pregiate aree, si sta innescando un fenomeno nuovo, contagioso, imitativo che non può esaurirsi nella pura devastazione di territori magari con finalità speculative, immaginando contributi statali, condoni o peggio mutazione di destinazione d’uso di aree destinate al verde. No, qui c’è di più e di peggio. 
Anche là dove è impensabile immaginare di conquistare aree all’edificazione al posto del verde gli assalitori con le fiamme hanno messo i loro inneschi e in qualche caso addirittura utilizzato come esche viventi degli animali domestici, orrore infinito, usati come torce mobili per raggiungere zone impervie o inaccessibili.
Questo è l’anno nero dei roghi. 

La strategia criminale necessita di una risposta fermissima, se occorre anche sul piano legislativo ricorrendo all’arma del decreto. S’impone una azione capace di produrre una potente deterrenza che sappia individuare le trame che muovono gli incendiari. La risposta al fuoco, giustamente, si è incentrata finora sull’imperativo di limitare i danni, di circoscrivere il pericolo, di vincere le fiamme con ogni mezzo, siano le tonnellate d’acqua dall’alto sia un badile contro le sterpaglie che minacciano il giardino o la stalla accanto alla casa colonica. 
Ciò che sta accadendo, è di tutta evidenza, ha bisogno di un segnale concreto e fortissimo delle massime autorità nazionali e locali: l’emergenza incendi va combattuta con una contro emergenza mirata e specifica ma anche con una azione anti crimine, questa sì, capace di ridurre in cenere le mani criminali che ci minacciano. L’estate è ancora lunga, il tempo stringe e la stagione, purtroppo, resta arida. 

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