Prof uccide a martellate e viviseziona conigli in classe, Cassazione conferma: licenziato

Prof uccide a martellate e viviseziona conigli in classe, Cassazione conferma: licenziato
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Lunedì 6 Giugno 2016, 17:15 - Ultimo aggiornamento: 7 Giugno, 15:48

Confermato, dalla Cassazione, il licenziamento «per giustificato motivo» nei confronti di un professore di anatomia dell'istituto tecnico milanese Molinari che nel 2010 durante la lezione in classe aveva preso a martellate due conigli fino ad ucciderli. Il docente aveva anche compiuto prelievi di sangue sugli allievi e svolgeva i corsi di laboratorio per meno ore del previsto. Della vicenda si interessarono anche la Lega contro la vivisezione e associazioni animaliste, e ci furono interpellanze parlamentari.

In particolare, la Suprema Corte, con la sentenza 11594 depositata oggi, ha respinto il ricorso del 'prof' Carlo Rando contro la decisione della Corte di Appello di Milano del 2013 che aveva dato il nulla osta al licenziamento del docente, per i suoi «gravi» e «anomali» comportamenti. All'insegnante, l'Ufficio del Provveditorato di Milano competente per i provvedimenti disciplinari aveva contestato «l'assunzione di iniziative didattiche altamente diseducative, oltre che in aperta violazione della normativa vigente, delle direttive del Miur, delle norme in materia di sicurezza, delle vincolanti indicazioni del collegio dei docenti, in relazione al grave atto di crudeltà che risultava commesso su animali, alla presenza di minori e in assoluto spregio anche della sensibilità» degli stessi studenti. Il 'prof' aveva detto di aver acquistato i conigli da un macellaio - quattro in tutto, due dei quali ancora vivi - e anche questo gli è stato contestato in quanto «anomala procedura di acquisto di animali da laboratorio».

Tra le altre violazioni, ricordate dal verdetto, «le gravi negligenze nell'espletamento dell'attività didattica per avere introdotto nella scuola materiale di incerta provenienza ed effettuato prelievi di sangue agli studenti in condizioni igieniche inadeguate e con rischio, quindi, anche per la loro salute», e il «grave pregiudizio apportato al rapporto fiduciario scuola/famiglie», oltre al «pesante danno apportato all'Istituto 'Molinarì».

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