Yara, la difesa all'attacco: «Una foto satellitare del campo di Chignolo scagiona Bossetti»

Yara, la difesa all'attacco: «Una foto satellitare del campo di Chignolo scagiona Bossetti»
di Claudia Guasco
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Giovedì 29 Giugno 2017, 12:30 - Ultimo aggiornamento: 30 Giugno, 10:54

Una foto satellitare dimostrerebbe l'innocenza di Massimo Bossetti, condannato all'ergastolo in primo grado per l'omicidio della tredicenne Yara Gambirasio, morta il 26 novembre 2010. La difesa del muratore di Mapello ha prodotto nei motivi aggiunti dell'atto d'appello "una fotografia satellitare scattata il 24 gennaio 2011 che ritrae la zona del campo di Chignolo d'Isola dove successivamente, il 26 febbraio, è stato trovato il corpo della ragazzina, ma il cadavere quel giorno di fine gennaio non era là". A questo punto, spiega il legale Claudio Salvagni, "la sentenza va riscritta, perché l'accusa e i giudici hanno sostenuto che Yara scomparve e venne uccisa il 26 novembre 2010 e il cadavere restò in quel campo per tre mesi".

 

VIA AL PROCESSO
Il nuovo elemento portato dalla difesa del muratore è stato depositato lo scorso 15 giugno alla Corte d'Assise d'appello di Brescia, dove domani prenderà il via il processo di secondo grado. La foto accompagna la richiesta della difesa di una maxi perizia su più elementi, tra cui il dna. Come consulente i difensori hanno ora ingaggiato Peter Gill, uno dei padri della genetica forense. Il carpentiere è stato condannato il primo luglio di un anno fa dopo quattro anni d'inchiesta, 18 mila prelievi del dna tra gli abitanti di Brembate e delle valli circostanti, oltre alla scoperta che Bossetti è il figlio illegittimo dell'autista di bus di Gorno, Giuseppe Guerinoni, morto nel 2009. Da tre anni il muratore si proclama innocente e ora i suoi avvocati puntano a ribaltare il verdetto del carcere a vita partendo da una riapertura del dibattimento e soprattutto dall'accoglimento della richiesta, bocciata anche in primo grado, di una perizia sul dna trovato sui legging della piccola ginnasta. La decisione della corte bresciana, presieduta da Enrico Fischetti, che sia la sentenza o un'ordinanza di rinnovazione del procedimento, dovrebbe arrivare tra il 14 e il 17 luglio, stando al calendario già comunicato dai giudici alle parti. L'appello inizierà con la lettura delle relazione del processo di primo grado. Poi, la parola dovrebbe passare al sostituto pg Marco Martani, il quale chiederà che il carpentiere venga condannato anche per calunnia nei confronti di un collega verso il quale avrebbe cercato di indirizzare le indagini (imputazione caduta in primo grado).

"SETE DI VERITA'"
Non assisteranno nemmeno al secondo grado (davanti alla Corte di Bergamo andarono solo per testimoniare) i genitori di Yara, assistiti dagli avvocati Enrico Pelillo e Andrea Pezzotta. Intanto, in carcere dal 16 giugno 2014 Bossetti continua a vedere moglie e figli e professa la sua innocenza. "La società - ha scritto di recente in una lettera, rivolgendosi ai giudici in vista dell'appello - ha sete di verità, se non volete farlo per me, facciamolo tutti per Yara, la povera Yara, l'angelo di tutti noi". I suoi legali, Claudio Salvagni e Paolo Camporini, porteranno anche davanti ai nuovi giudici la loro battaglia sul dna, che è la prova principale a carico del muratore. "Si è ritenuto - hanno scritto i difensori nell'atto d'appello - di poter giungere alla responsabilità penale valorizzando un unico elemento (traccia di Dna) in rapporto soltanto alla sua collocazione (leggings e slip), senza alcuna considerazione in ordine alle ragioni ed alle modalità dell'azione, senza alcun raffronto con tracce ben più significative attribuite ad altri". Per la Corte del primo grado, invece, quel profilo genetico è la "prova granitica" a carico di Bossetti anche "direttamente" confermata "da elementi ulteriori, di valore meramente indiziante, compatibili con tale dato e tra di loro".

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