Norman Atlantic, i naufraghi: «Finalmente a terra ma sul traghetto eravamo in troppi»

Norman Atlantic, i naufraghi: «Finalmente a terra ma sul traghetto eravamo in troppi»
4 Minuti di Lettura
Mercoledì 31 Dicembre 2014, 05:53 - Ultimo aggiornamento: 14:45

dal nostro inviato Mauro Evangelisti

BRINDISI - «Dai, Victor, che andiamo dalla Brigitte». Dice Meleti, greco di 60 anni che vive in Svizzera, tra i primi a uscire dalla pancia della nave San Giorgio, che invece di divorarlo ha salvato la vita a lui e agli altri 211 superstiti della Norman Atlantic. Victor è il suo cane, che è rimasto sempre con lui anche quando il fuoco avanzava e ha temuto di morire. Brigitte è la moglie, che invece era stata salvata prima. Dice Meleti: «Le ho detto, quando sono arrivati i soccorritori, vai, che ci vediamo dopo, vedrai mi salvo anch'io, c'è Victor con me». In un foglietto ha il numero dell'hotel, a Brindisi, e si fa prestare il telefonino dal giornalista, perché non vede l'ora di risentire la sua voce. «Ci dispiace - rispondono alla reception - la signora Brigitte è stata trasferita a Lecce». Meleti quasi piange, pure Victor pare deluso. Lo consola un carabiniere: «Don't worry, your wife is fine».

LA LIBERAZIONE

Sono le 21.45 quando le 212 storie di chi ha visto la morte molto da vicino escono dalla pancia della San Giorgio, il vento è gelido, fino a poco prima nevicava, e loro, i superstiti, sembrano tanti piccoli Batman con le coperte che si trasformano in dei mantelli. La nave era arrivata attorno alle 18.30, ma prima di scendere il sostituto procuratore ha voluto sentirli, uno per uno. Sulla San Giorgio ci sono anche 5 cadaveri.

Juri è un giardiniere albanese che lavora a Salonico. Quando scende abbraccia la sorella che vive Bari. Dal traghetto, finché la batteria del cellulare aveva resistito, aveva pianto parlando con lei. Il cognato gli stringe la spalla: «Juri è stato bravo, ha aiutato tutti, non ha fatto come quelli che hanno preso il posto di donne e bambini». Juri era con la moglie e il figlio di 22 anni, Kleidi, studente universitario. Racconta Kleidi in inglese: «Forse i morti sono di più, solo noi ne abbiamo visti quattro. Due, all'inizio si sono gettati sulla scialuppa, ma sono caduti in mare. Poi altri tre, due uomini e una donna, sono rimasti incastrati nello scivolo che doveva portarli alle scialuppe. I due uomini sono morti. Sì, ci sono stati anche degli uomini cattivi, che non rispettavano il fatto che donne e bambini dovessero salvarsi per primi. Però la maggioranza è stata solidale, ci siamo aiutati a vicenda. Purtroppo i soccorsi sono arrivati in ritardo. La mia famiglia aveva ancora una borsa con dei vestiti, li abbiamo distribuiti a chi aveva freddo. Siamo rimasti in alto sul traghetto, senza nulla da bere e mangiare, per trenta ore. Però ci siamo fatti forza, io potevo parlare con i miei genitori, della festa del 31 dicembre che volevo trascorrere a Bari con i miei cugini».

Apostulos invece arriva dall'isola di Rodi, è un ragazzo alto e sorridente, anche lui con il suo mantello di ordinanza per ripararsi dal freddo. Arrabbiato con l'Italia? «No, al contrario. Gli italiani mi hanno salvato la vita». Saluta ma non sa ancora che oltre le barriere lo attende un muro di microfoni, taccuini e telecamere, l'ultimo ostacolo da superare prima di tornare a casa. C'è anche chi invece non ha ancora voglia di sorridere. Un altro greco: «Per 24 ore nessuno ci ha fatto avere almeno una bottiglia d'acqua». Aggiunge un altro: «Nel traghetto c'erano troppe persone, troppe anche nei garage, dove è partito il fuoco».

IL COMANDANTE

E Giacomazzi, il comandante che non ha abbandonato la nave, che - raccontano alcuni superstiti - «ci incoraggiava, ci diceva vedrete, ci salveremo»? È salito su un'auto inviata dalla Procura di Bari, dove lo attende, insieme al resto dell'equipaggio, il procuratore capo Volpi. Al prefetto di Brindisi, Nicola Prete, ha confidato: «É stata molto dura». Ma le scene più belle sono quelle fatte di abbracci. Coniugi che si ricongiungono, signore che rivedono i figli, i parenti più audaci sono arrivati proprio sotto la San Giorgio e quando i primi escono puoi vedere uomini, grandi e grossi, che abbracciano come bambini, il fratello o il cugino che lo stava aspettando.