Palermo, Isola delle Femmine in vendita. L'ira del sindaco: «Chi la compra potrà solo guardarla»

L'annuncio dell'immobiliare "Romolini" circa la messa in vendita dell'isolotto Isola delle Femmine per 3,5 milioni
di Mario Meliadò
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Domenica 22 Ottobre 2017, 15:16 - Ultimo aggiornamento: 24 Ottobre, 08:55

I 15 ettari della magnifica Isola delle Femmine di Palermo (anche set di alcuni sceneggiati tv) sono di proprietà privata. Proprio per questo, in queste ore i quattro fratelli discendenti di Rosolino Pilo e della sua antica famiglia nobiliare di Capaci hanno deciso di metterla in vendita attraverso una società specializzata in vendite di proprietà di lusso affiliata ad una grande casa d'aste britannica.

Nel giro di pochissime ore, l’annuncio ha letteralmente fatto il giro dei social network; e non solo in Italia. Prezzo: 3 milioni e mezzo di euro. Neanche esagerato, per chi ambisca ad avere un’isola siciliana tutta sua, «in cui vivere in tutta tranquillità», come recita l’inusuale inserzione online su quella che gli 8mila abitanti dell’omonimo Comune (tutti sulla terraferma, nell’area che fronteggia l’isola) da sempre chiamano anche “L’Isola di fuori”.
 
La mera ipotesi di una cessione ha però scatenato un vespaio di polemiche. Da un lato, ci sono gli eredi Pilo che assicurano di avere i documenti del tutto a posto per perfezionare l’eventuale compravendita dell’antica “Fimi”, celebrata anche per la sua eccezionale fauna marina. Dall’altro, c’è il sindaco sugli scudi: «È solo una provocazione. Altre volte i presunti proprietari dell’isola hanno rivendicato il loro possedimento, manifestando la propria intenzione di vendere – spiega il primo cittadino Stefano Bologna – Ma l’Isola delle Femmine è riserva naturale integrale per decreto della Regione Sicilia, nonché area marina protetta affidata fin dal 1998 in gestione alla Lipu, la Lega italiana protezione uccelli: anche ipotizzando un passaggio di proprietà, l’unico uso che se ne potrebbe fare è di riserva integrale ambientale. Chiunque la comprasse, poi potrebbe solo guardarla».
 
A quanto pare, al magnate di turno resterebbe solo un piccolo anfratto in cui infilare la propria voglia di “vivere l’isola”, una volta acquistata: la chance di ristrutturare per la prima volta i 494 metri quadri della “Torre di Fuori” realizzata dall’architetto e scultore fiorentino Camillo Camilliani (figlio di Francesco Camilliani, progettista della magnifica Fontana Pretoria nel cuore di Palermo che a metà del XVI secolo proprio il figlio Camillo completò, insieme a Michelangelo Naccherino). Ma essendo soggetta la torre a vincolo storico e ambientale, si potrebbe mettervi mano solo rispettando i rigidissimi vincoli esistenti; d’altro canto, lo stesso Comune sarebbe intenzionato ad acquisirla, dando corpo a un progetto di ristrutturazione in campo da oltre 15 anni.
 
Per la verità, già l’agenzia nel suo annuncio dettagliatissimo e ricco di foto a testimonianza della bellezza mozzafiato dei luoghi fa un esplicito riferimento alla possibile ristrutturazione: «La torre – vi si legge – è attualmente in stato molto degradato, anche a seguito dei pesanti danni riportati durante lo sbarco angloamericano in Sicilia nell’ambito dell’Operazione “Husky” del 1943. Dopo il conflitto, la torre non è mai stata sottoposta a restauro e l’incuria ha contribuito all’ulteriore degrado. L’edificio è ricostruibile rispettando la cubatura originale, ed è possibile ottenere un finanziamento dall’Unione europea o dal Ministero dei Beni culturali per lavori di ristrutturazione o per un eventuale sviluppo commerciale e turistico dell’isola».

Passaggio, quest’ultimo, che schiuderebbe la porta a scenari completamente diversi da quelli consoni a una riserva naturale integrale.
 
Sia come sia, la torre e il resto dell’isola – che include alcune vasche d’epoca romana per la preparazione di pietanze a base di pesce e un pozzo e altre vasche d’età medievale per la raccolta e il riutilizzo dell’acqua piovana – hanno comunque bisogno di un poderoso maquillage: a certificarlo, il sequestro disposto nel maggio del 2008 dalla Procura della Repubblica di Palermo con tanto di fascicolo aperto giusto nei confronti degli eredi Pilo per il desolante abbandono in cui versa questo sprazzo di natura incontaminata. 

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