Ornago, il giallo si complica: nessuna ferita sui corpi di Amalia Villa e della figlia

Martedì 20 Febbraio 2018 di Claudia Guasco
MILANO Come in un giallo di Hercule Poirot, la verità non è mai ciò che sembra. Amalia Villa, 85 anni, e la figlia Marinella Ronchi, 52 anni, sono state trovate il 10 febbraio in avanzato stato di decomposizione nel loro appartamento di Ornago, in provincia di Monza. Erano morte da almeno una settimana, eppure Paolo Villa, 75 anni, andava a veniva da casa con i corpi della sorella e della nipote appoggiati a muro della camera da letto. La sua vita da pensionato proseguiva come sempre, se non che quando si chiudeva alle spalle la porta dell’appartamento di via Santuario si ritrovava con i due cadaveri. Nel condominio ha cominciato a diffondersi un odore terribile, ma c’è voluto un malore del Paolino, come lo chiamano tutti in paese, perché qualcuno accorresse ad avvisare le due donne. Spalancando la porta sull’abisso della famiglia Villa.

NESSUNA FERITA
E proprio come in un libro di Agatha Christie, pareva esserci l’assassino con la pistola fumante: Paolino Villa, che dopo aver ucciso le due donne ha rimosso il problema chiudendole in una stanza. Così l’ex assessore di cui tutti dicono un gran bene, raccontando anche di un suo disagio esistenziale e di una passione per lo spritz al bar, finisce in carcere con l’accusa di duplice omicidio. Però man mano che l’inchiesta dei carabinieri di Vimercate avanza, le certezze vengono meno. Dai primi esiti delle autopsie che i medici legali stanno eseguendo emergerebbe una verità diversa e da accertare. Sul corpo di Amalia Villa, che soffriva di varie patologie tra cui un forte diabete, non sono state rinvenute ferite di alcun genere, su quello della figlia solo una ferita al polso giudicata dagli esperti non necessariamente determinante per il suo decesso. Inoltre l’ispezione disposta dal pm monzese Emma Gambardella sull’indagato ha escluso segni di eventuale resistenza delle due donne a un’aggressione o di una colluttazione. Dunque si fanno strada altre ipotesi: la madre è morta e Marinella, legata a lei da un rapporto simbiotico, ha deciso di uccidersi per la disperazione? Oppure è stata la figlia, fortemente depressa dopo una storia d’amore fallimentare, a decidere di farla finita uccidendo la madre e poi suicidandosi? Gli inquirenti attendono i risultati degli esami tossicologici e istologici e spiegano che qualsiasi scenario è prematuro. Resta infatti da chiarire anche la questione delle tracce di sangue, in parte ripulito, ritrovate nell’abitazione e su alcuni vestiti trovati in lavatrice.

BLACK OUT NELL’INTERROGATORIO
Per questo Paolo Villa resta in cella, mentre il suo legale, l’avvocato Maura Traversi, ha presentato ricorso al tribunale del riesame contro la custodia cautelare. L’ex assessore, che non ha fornito alcuna spiegazione sul motivo per cui ha vissuto per giorni con i cadaveri della sorella e della nipote o sulla dinamica che potrebbe aver portato alla loro morte, non appare particolarmente lucido. In merito alla possibilità di sottoporlo a perizia psichiatrica, il suo avvocato ritiene che non vada eseguita «nessuna azione prima che vengano chiarite le cause dei decessi». Nell’interrogatorio davanti al gip, Paolo Villa si è mostrato dapprima ciarliero quando si trattava di raccontare di sé: ha ripercorso con precisione e orgoglio il suo passato di sindacalista, assessore, volontario, fino al premio di “Ornaghese dell’anno”. «Sto benissimo di salute e non è vero che bevo troppo, solo qualche aperitivo al bar», ha aggiunto. Poi, alle domande sul duplice omicidio, Paolino si è spento nel buio totale. Un black out: «Io non so niente sulla morte di mia sorella e mia nipote».
Ultimo aggiornamento: 21 Febbraio, 16:54 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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