Orafo ucciso in casa nel Cuneese, la svolta a un anno dal delitto: 4 arresti, un ricercato

Orafo ucciso in casa nel Cuneese, la svolta a un anno dal delitto: 4 arresti, un ricercato
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Giovedì 24 Novembre 2016, 10:12 - Ultimo aggiornamento: 25 Novembre, 08:39

Che quello di Patrizio Piatti, l'orafo di 65 anni freddato l'estate dell'anno scorso con un colpo di pistola nel garage di casa, fosse un delitto maturato nell'ambiente della ricettazione degli oggetti preziosi, ai carabinieri era apparso evidente quasi subito. L'uomo venne ucciso il 9 giugno del 2015. Eseguiti nelle province di Torino, Milano e Catania, quattro dei cinque arresti disposti dalla Procura della Repubblica di Asti: in carcere Emanuele Sfrecola, pluripregiudicato, Salvatore Messina, già detenuto per altri reati, e Francesco Desi pregiudicato. Ai domiciliari Giancarlo Erbino, con precedenti per ricettazione. Ancora ricercato Giuseppe Nerbo Junior.

Indagata anche la moglie di Giancarlo Erbino. Gli esecutori materiali sarebbero Messina e Desi. Lunghe e strutturate le indagini dei carabinieri partite subito dopo l'omicidio. «Si è trattato - ha affermato il colonnello Rocco Italiano, comandante provinciale dei carabinieri di Cuneo - di un lavoro di squadra», per una rapina che, «se non fosse sfociata in omicidio - ha detto Michele Lorusso comandante Ros Torino - avrebbe avuto buone chance di non essere nemmeno denunciata». 


Le perquisizioni effettuate nella sua villetta di Monteu Roero, sulle colline cuneesi, e nel suo laboratorio, portarono alla luce un vero e proprio tesoro: sacchi pieni d'argento, decine di rolex, gioielli. E quasi 300 mila euro in contanti. Troppa roba per i suoi introiti.

«Beni di valore sproporzionato rispetto alla capacità reddituale del nucleo familiare», secondo i magistrati, che posero tutto sotto sequestro. Piatti stava salendo sulla sua 500 per andare al lavoro, a Torino, e all'improvviso si trovò di fronte due malviventi: dopo una colluttazione, un colpo di pistola alla tempia lo fulminò. Sulle prime si pensò a un tentativo di rapina finito nel sangue.

I carabinieri del Ros e quelli del comando provinciale di Cuneo, però, si misero subito a setacciare altre possibilità. Scoprendo, per esempio, che Piatti aveva intrecciato stretti rapporti con un ricettatore torinese molto conosciuto dalle forze dell'ordine e già arrestato nel 2013 nel quadro di un'operazione chiamata «Oro fuso». Quanto bastava per far pensare che l'artigiano fosse bene inserito nei meccanismi del riciclaggio di oggetti rubati e che l'omicidio non fosse la semplice e sfortunata conseguenza di una tentata rapina.

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