Omicidio Yara, la Cassazione è l'ultima speranza per Bossetti: depositati «motivi aggiunti»

Omicidio Yara, la Cassazione è l'ultima speranza per Bossetti: depositati «motivi aggiunti»
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Giovedì 27 Settembre 2018, 20:36

MILANO E’ l’ultima possibilità, per Massimo Bossetti, di ribaltare la sentenza dopo due verdetti di ergastolo. Arrestato il 16 giugno per l’omicidio di Yara Gambirasio, la ginnasta dodicenne di Brembate, da quattro anni il carpentiere è rinchiuso nel carcere di Bergamo. Il 28 ottobre compirà 48 anni, il 12 ottobre i giudici della prima sezione della Corte di Cassazione decideranno se accogliere o respingere il ricorso di 595 pagine - articolate in 21 punti e completate da un cd - integrato nei giorni scorsi dai «motivi aggiunti» depositati dai suoi legali.

L’OMICIDIO DI MEREDITH
Cosa riguardi l’ulteriore integrazione lo spiega l’avvocato Claudio Salvagni: «Si tratta di una serie di elementi che stigmatizzano ancora di più le falle procedurali, in particolare prendendo spunto da sentenze della Corte europea dei diritti dell’uomo che definiscono alcuni criteri a tutela degli imputati».

La difesa citerà anche il processo per l’omicidio di Meredith Kercher: «Quel documento — spiega il difensore di Bossetti — sostiene che l’indagine genetica condotta senza il rispetto delle linee guida internazionali produce un risultato che non è considerabile neppure un indizio». Tra i punti centrali delle 63 pagine di motivi aggiunti depositati alla Cassazione ci sono le analisi dei codici genetici per identificare la madre di Ignoto 1, nome in codice di Bossetti quando non aveva ancora un volto. L’elenco delle 532 donne, emigrate negli anni dalla Val Seriana alla bergamasca, esaminate per la ricerca dei dna mitocondriali da Emilio Giardina, genetista forense dell’università di Tor Vergata, viene trasmesso al laboratorio di genetica forense di Pavia. Qui Carlo Previderè effettua le analisi dei dna nucleari, decisive per individuare Massimo Bossetti.

Nel documento le donne (ci sarebbero però anche 107 uomini) non sono indicate con le rispettive generalità ma con un numero. Tranne due: Ester Arzuffi, la madre di Bossetti, e l’omonima Sonia Arzuffi. Ciò che la difesa del muratore contesta con fermezza è la procedura adottata dagli inquirenti all’epoca delle indagini, il modo in cui giunsero all’identificazione di Ignoto 1 con Bossetti e dunque alla sua incriminazione e all’arresto nel cantiere di Seriate dove stava lavorando.

LA SUPER PERIZIA
Lui si è sempre proclamato innocente, i suoi avvocati ripetono: «Quel dna non è il suo». Se la Cassazione concederà la super perizia genetica, affermano, il risultato dimostrerà che c’è stato un errore procedurale e il lavoro dei Ris verrebbe smontato. «Ho sempre sostenuto che questo è un caso squisitamente da Corte di cassazione, dove i giudici sono tutti togati - sottolinea Salvagni - Nel ricorso insistiamo su macroscopiche violazioni procedurali, che però sono anche sostanza.

Da quando Bossetti è stato indagato tutti i giudici hanno negato una nuova perizia sul dna, nonostante i consulenti dell’accusa sia del San Raffaele sia dell’Università di Pavia abbiano affermato che c’è materiale su cui procedere a nuove analisi. Inoltre il dato finale, secondo noi, è stato ottenuto senza il rispetto dei protocolli previsti dalla comunità scientifica internazionale, ad esempio con l’utilizzo di kit scaduti. Senza dimenticare che l’accusa afferma di aver trovato la componente nucleare del dna, ma non quella mitocondriale». Un altro argomento dei motivi aggiunti si collega alla contestazione mossa da sempre dalla difesa, ovvero di non avere potuto prendere visione dei reperti a cominciare dagli indumenti di Yara. Sono le ultime carte su cui il carpentiere di Mapello può puntare per salvarsi dall’ergastolo.

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