Morto Nuvoletta, il boss che fece uccidere Siani. Questore vieta funerali

Lunedì 21 Ottobre 2013 di Francesco Vastarella
Angelo Nuvoletta
È morto in carcere a Parma Angelo Nuvoletta, aveva 71 anni, stava scontando l’ergastolo, condannato come mandante dell’omicidio del giornalista del Mattino Giancarlo Siani.



A Parma era stato trasferito da Spoleto dopo un peggioramento delle sue condizioni: era da tempo ammalato di cancro, come il fratello Lorenzo, catturato nel dicembre 1990 e morto nell’aprile del 1994 a Marano dove ottenne di essere portato per l’aggravarsi della malattia in carcere.



I funerali di Angelo Nuvoletta sono previsti a Marano tra domani o mercoledì, nella parrocchia di Vallesana a due passi dalla roccaforte della famiglia.



Angelo Nuvoletta per molti fu un’ombra. Latitante, introvabile, eppure sempre presente nella sua Marano attraverso «ambasciatori» o pizzini, come Bernardo Provenzano. Raggiungeva tutti, politici, funzionari, commercianti. E c’era pure chi faceva a gara per essere alla corte sua e dei fratelli. Angelo, solo in apparenza una figura minore rispetto al fratello Lorenzo. Chi conosceva fatti e misfatti della holding, aveva piena coscienza che il capo dei capi era lui: esile ma sguardo deciso, poche parole ma decisive nei summit di Poggio Vallesana, o Montesanto, come chiamano questo versante dei Camaldoli.



Padre di tre figlie e uomo di camorra, anzi, un pezzo di storia della camorra, Angelo Nuvoletta era unito per giuramento di sangue alla mafia, come i fratelli Lorenzo e Ciro, ucciso nell’assalto del 1984 a Poggio Vallesana. Del fratello Gaetano, unico rimasto,- poco si sa di affiliazioni: conduce una vita diversa, fa sport ogni mattina intorno allo stadio, sembra lontano dai mille affari della famiglia dall’agricoltura al cemento, ai cavalli da corsa, ai traffici internazionali di ogni tipo.



«Non mi pentirò mai. I pentiti dicono solo bugie, sono la causa delle nostre disgrazie», disse il capo dei capi la mattina del 17 maggio 2001, quando gli agenti della Dia lo scovarono in una abitazione di Marano a due passi dal municipio, zona Carrisi. La gente tentò persino di impedirne la cattura, avvenuta dopo due anni di indagini dei pm Giuseppe Borrelli e Luigi De Magistris (oggi sindaco di Napoli). Prima di quella mattina, Angelo non s’era visto in giro da molto prima del 1995, quando ebbe la prima condanna per il delitto Siani. Aveva tuttavia rinunciato a una vita normale dopo il 17 giugno 1984, quando nell’assalto organizzato dai Casalesi e da Carmine Alfieri (il padrino di Nola poi pentito) fu ucciso il fratello Ciro.



Angelo Nuvoletta ha mantenuto il suo proposito, non si è pentito. Dicevano «don Lorenzo» per incarnare il sinistro mito camorrista dei Nuvoletta. Il primogenito di Rosa Orlando aveva infatti le fattezze del vecchio uomo di campagna, grassoccio, vestiva con giacca e coppola coniugando vecchia guapparia e moderna impresa criminale. Da vero boss si arrese e si complimentò con i carabinieri la sera del 7 dicembre 1990 quando lo arrestarono a Poggio Vallesana dopo 8 anni di latitanza. Angelo, invece, più dinamico e lesto. Acuto nelle strategie e negli obiettivi, tessitore di piani e vendette. Come la decisione, secondo i giudici, su Giancarlo Siani per il solo fatto di avere osato ipotizzare in un articolo il tradimento dei Nuvoletta nei confronti di Valentino Gionta, arrestato a due passi da Vallesana. O come quando, secondo il racconto dei pentiti, presente una delegazione dalla Sicilia, guidò l’annientamento di 5 persone tra cui il boss di Villaricca Vittorio Vastarella (anche lui uomo di camorra e mafia): i cinque furono sciolti nell’acido da Giovanni Brusca, inviato da Corleone per fare perdere ogni traccia e mettere fine a una sanguinaria catena di vendette.



Da trent’anni sono così i Nuvoletta, prima ombre per mimetizzarsi. Poi ombre di se stessi, per il declino dell’holding di mafia-camorra da Marano al resto della Campania, assediati da clan emergenti, da ex alleati diventati rivali, o da quelli del cartello di Secondigliano. Ombre assediate dalle ombre dei morti ammazzati. E come un’ombra è finita la vita di Angelo Nuvoletta. Ultimo aggiornamento: 22:06 © RIPRODUZIONE RISERVATA

LE VOCI DEL MESSAGGERO

Fare il vento è un modo di dire per dire che non si paga al ristorante

di Mauro Evangelisti