Noemi, le denunce ignorate finiscono nel mirino del ministro Orlando e del Csm

Noemi, le denunce ignorate finiscono nel mirino del ministro Orlando e del Csm
di Alessia Marani
3 Minuti di Lettura
Venerdì 15 Settembre 2017, 08:28 - Ultimo aggiornamento: 14:18

dal nostro inviato
LECCE
«Ho sbagliato, era meglio se mi ammazzavo io. Tutto questo casino non ci sarebbe stato». Lo ripete dal centro di accoglienza minorile in cui è rinchiuso L. M., il 17enne di Montesardo reo confesso dell'omicidio di Noemi, la fidanzatina di 16 anni. E prima di andare dai carabinieri di Specchia a costituirsi lascia un biglietto alla mamma Annamaria che la donna mostra tra le sue mani: «L'ho fatto per amore vostro perché altrimenti i morti sarebbero stati tre, tutti voi (padre, madre e sorella, ndr). Meglio un morto solo. Ti voglio bene». Agli inquirenti nell'interrogatorio fiume di mercoledì ha raccontato di avere ucciso Noemi «perché lei voleva che io a tutti i costi uccidessi i miei genitori, perché così saremmo rimasti soli e liberi di vivere il nostro amore».

LA VERSIONE
Per questo quella notte maledetta tra il 2 e il 3 settembre era andato a prenderla a casa, alle 5. Per dirle che non lo avrebbe fatto, per dissuaderla. Invece la ragazzina, sempre secondo la sua versione dei fatti, era uscita con un coltello, voleva che lo usasse per colpire i genitori. «Invece io l'ho usato contro di lei». Un'arma che i carabinieri del comando provinciale di Lecce non hanno però rinvenuto. L. M. prima dice di averlo gettata nella campagna, poi di averla sotterrata. Versioni fumose, contraddittorie.

Il 17enne è in cura al dipartimento di salute mentale di Galliano per un disturbo schizofrenico della personalità. Le sue sono parole di un ragazzo confuso e malato che vanno prese per quelle che sono, dicono gli investigatori. Fin quando non sarà fatta l'autopsia (domani o al massimo lunedì) sarà difficile stabilire se sul corpo di Noemi siano stati inferti colpi da arma da taglio, anche se il cadavere, in avanzato stato di decomposizione, mostrava segni apparentemente compatibili all'altezza del collo.

I militari hanno rinvenuto, invece, la grossa pietra usata per colpire Noemi. Era a terra, ancora insanguinata. Il corpo di Noemi era irriconoscibile, martoriato dagli animali selvatici e con il cranio fracassato.

Tanti ancora i punti da chiarire in questo assurdo delitto salentino. Per capire davvero come sono andate le cose bisogna scavare nel tormentato rapporto tra i fidanzatini. Di certo c'è l'odio tra le due famiglie, culminato nelle denunce reciproche a venti giorni l'una dall'altra. Per lesioni quella dei familiari di Noemi; per atti persecutori quella presentata dai genitori del ragazzo. Stalking. «Lui non doveva guardarsi intorno se c'era qualche ragazza - sostiene la madre del giovane - subiva da lei e ultimamente ha reagito così. Reagiva, quando la vedeva. Lei gli ha fatto il lavaggio del cervello, l'ha fatto diventare un mostro». «Ma se era lui che era geloso marcio» replica Leila, la migliore amica di Noemi. Tre Tso in sei mesi e la prescrizione di farmaci inibenti la collera per il ragazzo, la segnalazione dei servizi sociali per un'assistenza al Sert per Noemi danno la dimensione di un profondo disagio.

L'ISPEZIONE
Intanto infuriano le polemiche sulle eventuali responsabilità del drammatico epilogo. Il provvedimento del Tribunale dei minori che chiedeva sempre ai servizi sociali di farsi carico di Noemi sarebbe arrivato quando lei era già scomparsa. Il ministro della Giustizia, Andrea Orlando, ha chiesto all'ispettorato di verificare se ci siano state carenze nel valutare le denunce fatte dalla famiglia di Noemi nei confronti del fidanzato problematico. Indagini che si pongono soprattutto una domanda: l'omicidio poteva essere evitato? Gli ispettori ministeriali, tanto per cominciare, faranno accertamenti preliminari sull'operato dei pm minorili a cui era giunta la denuncia della mamma di Noemi. Vicenda sulla quale anche il Csm, il Consiglio superiore della magistratura è intervenuto chiedendo al comitato di Presidenza l'apertura di un fascicolo.

Denunce contro denunce delle due famiglie a testimoniare una situazione esplosiva, tanto che il padre del 17enne, che resta indagato per sequestro di persona e occultamento di cadavere, considera su Facebook il fidanzamento fra i due come un cancro. Un ruolo, quello del padre, ancora tutto da verificare, soprattutto alla luce delle due macchie di sangue ritrovate sulla cintura e sullo sportello del conducente della sua Fiat 500 con cui il figlio passava a prendere Noemi. Un delitto che si poteva evitare? «Verifichermo se ci sono stati problemi, omissioni oppure no nella vicenda» spiega il vicepresidente del Csm Giovanni Legnini.

© RIPRODUZIONE RISERVATA