Siracusa, vietati piercing e unghie ricostruite: la nuova circolare del liceo che fa discutere

Lunedì 9 Ottobre 2017 di Mario Meliadò
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A chi non è capitato di misurarsi con docenti particolarmente severi? A Siracusa però, al liceo “Quintiliano”, è apparsa una circolare decisamente singolare firmata dal dirigente Giuseppe Mammano: divieto di portare piercing, spille, bracciali e unghie ricostruite, obbligo di presentarsi con abbigliamento «idoneo» e scarpe rigorosamente allacciate. In caso contrario, si perderà la lezione.
 
La prescrizione parrebbe anacronistica o assurda, ma in realtà secondo la dirigenza ha una motivazione logica: attiene infatti alle sole ore di Educazione fisica e sarebbe dunque volta a tutelare l’incolumità degli studenti. Se ne potrebbe discutere, però l'aspetto strettamente funzionale è evidente.

Testualmente, la circolare numero 36 firmata da Mammano il 23 settembre scorso informa che «è fatto divieto agli studenti, durante le attività pratiche, d’indossare anelli, collane, orologi, orecchini voluminosi e braccialetti, spille, fermagli rigidi, occhiali non infrangibili o qualsiasi altro oggetto che possa costituire ragione di pericolo nello svolgimento delle attività ginniche», e che «per la stessa ragione è fatto divieto di partecipare alle attività in palestra agli studenti portatori di piercing su parti del viso o del corpo esposte al rischio di subire danni all’integrità fisica».
 
Chiaramente, questo caso è di per sé anche una dimostrazione dell’evoluzione dei costumi, anche tra i banchi: in altri tempi, presentarsi con le unghie ricostruite o dipinte in modo fantasioso probabilmente avrebbe prodotto ricadute negative quantomeno sul voto in condotta. Al contempo, incarna un documento “da archivio”, certificando un certo affievolimento dell’autorità dei genitori al riguardo. Gli stessi genitori ai quali, adesso, il Consiglio d’istituto del “Quintiliano” aretuseo chiede di firmare la controversa circolare.

Sui vari social network sono già apparsi commenti sdegnati: «Ma prima, riparate la struttura - si legge tra i commenti di alcune community -, che tetti e finestre ci stanno crollando addosso, e fate una bella disinfestazione, che le formiche anche dentro libri quaderni e portapenne ce li troviamo». Altri rilevano: «Perché dovremmo ritornare indietro nel tempo?».
 
I PRECEDENTI In ogni caso, è lecito chiedersi: è necessario imporre una cosa ovvia con un atto “di forza”?
Evidentemente sì, se al “Righi” di Roma la dirigente ha sentito il bisogno di chiarire che «a scuola le infradito non sono eleganti. In spiaggia, magari, sì. A scuola, mostrare le proprie mutande mentre si cammina per i corridoi non è elegante. Se si dovesse diventare testimonial di qualcuno, magari, sì». E poi la chiosa: «Qualora doveste mai frequentare scuole situate in zone di clima equatoriale, ne potremo riparlare. Al momento, no». A Rimini, la dirigente del “Belluzzi – da Vinci” ha assunto un provvedimento analogo, sottolineando che dopo tre infrazioni un dress code «non consono all’ambiente» comporterà una nota sul registro o un richiamo scritto.
In questi (e molti altri) casi, però, circolari e disposizioni varie riguardavano più in genere l’abbigliamento degli allievi tra i banchi di scuola e non la prevenzione d’ipotetici danni fisici derivanti dall’indossare, per moda o altre ragioni, oggetti acuminati. Ultimo aggiornamento: 10 Ottobre, 18:22 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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