'Ndrangheta, 40 a giudizio nell'inchiesta «Gotha»: tra imputati politici, magistrato e sacerdote

Giovedì 9 Marzo 2017
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Il gup di Reggio Calabria ha rinviato a giudizio 40 imputati nel processo «Ghota» tra i quali il sen. Antonio Caridi (Gal), l'ex parlamentare Psdi Paolo Romeo, l'ex sottosegretario della Giunta regionale di centrodestra Alberto Sarra, l'ex rettore del Santuario della Madonna della Montagna di Polsi don Pino Strangio, l'ex presidente della Provincia Giuseppe Raffa, l'ex magistrato Giuseppe Tuccio. Caridi, Romeo e Sarra sono accusati di avere fatto parte della cupola degli «invisibili» della 'ndrangheta.

Tra le persone per le quali il gup Antonino Laganà ha disposto il giudizio, figurano anche la giornalista Teresa Munari, lo psichiatra Rocco Zoccali, l'avv. Antonio Marra, l'ex dirigente del settore Lavori pubblici del comune di Reggio Calabria Marcello Cammera. L'inizio del processo è stato fissato per il 20 aprile. Con il rito abbreviato saranno giudicati, invece, a partire dal 29 marzo, l'avv. Giorgio De Stefano, l'ex vicepresidente di Fincalabra spa Nuccio Idone, l'imprenditore Angelo Frascati, l'avv. Paola Colombini, l'ex sindaco di Villa San Giovanni Antonio Messina, il pentito Roberto Moio, il medico chirurgo Giovanni Pellicano, il commercialista Giovani Zumbo, insieme ad esponenti della 'ndrangheta di Reggio Calabria. L'inchiesta «Gotha» sintetizza cinque diversi filoni investigativi noti con i nomi di «Mammasantissima», «Sistema Reggio», «Fata Morgana», «Reghion» e «Alchimia».

Secondo l'accusa, Caridi - detenuto dall'agosto scorso - Giorgio De Stefano, cugino del capo storico dell'omonima cosca Paolo ucciso nel 1985 nella guerra di mafia, Romeo, ritenuto l'anima «grigia» di Reggio e già condannato in passato per concorso esterno, Sarra ed il dirigente della Regione Francesco Chirico, indicato come elemento di spicco dei De Stefano, sarebbero stati componenti di quella struttura segreta legata alla massoneria che, ponendosi al vertice della piramide 'ndranghetista, interagiva sistematicamente e riservatamente con politica, istituzioni, mondo imprenditoriale e bancario e condizionava ogni tipo di elezione nella provincia di Reggio. struttura all'interno della quale, hanno scritto i pm nella loro richiesta di rinvio a giudizio, Caridi era «partecipe qualificato», fruendo dell'appoggio dei De Stefano «in tutte le elezioni alle quali ha preso parte», operando «in modo stabile, continuativo e consapevole a favore del sistema criminale di tipo mafioso che agevola mediante l'uso deviato del proprio ruolo pubblico».

Ultimo aggiornamento: 10 Marzo, 14:31 © RIPRODUZIONE RISERVATA