Navi dei veleni, 90 relitti in fondo al Mediterraneo. Resi pubblici i documenti

Giovedì 9 Febbraio 2017 di Cristiana Mangani
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Anni di segreti, di misteri, tra qualche giorno diventeranno pubblici e consultabili. Sono i documenti relativi ai traffici di rifiuti pericolosi e alle navi dei veleni, forse addirittura novanta, affondate nel Mediterraneo. A deciderne la declassificazione è stata la Commissione parlamentare d'inchiesta sul ciclo dei rifiuti, presieduta da Alessandro Bratti, che ieri ha desecretato circa sessanta documenti, provenienti dall'ex Sismi, ora Aise, l'Agenzia e informazione sicurezza esterna.

Ad annunciarlo è stato lo stesso Bratti spiegando che la declassificazione era stata richiesta da lui stesso lo scorso anno, «ed è stata possibile dopo il consenso arrivato dal Dis». Alcuni di questi documenti potrebbero fare chiarezza anche sull'intreccio tra i traffici di rifiuti e di armi, sui quali stavano lavorando la giornalista della Rai Ilaria Alpi e l'operatore Miran Hrovatin, che hanno perso la vita in un agguato il 20 marzo 1994, a Mogadiscio.

LE ANALISI
I documenti - chiarisce ancora il presidente della Commissione - «contengono diverse note, analisi, rapporti informativi dei servizi di sicurezza militare, che arrivano fino a metà degli anni 2000, riguardanti soprattutto l'attività di contrasto dei traffici illegali di rifiuti, soprattutto radioattivi». E uno di questi è un rapporto dettagliato su Giorgio Comerio, imprenditore navale già ascoltato dalla commissione il 25 maggio 2015, al centro di alcune indagini della magistratura negli anni passati, perché considerato «contiguo od organico ad una serie di traffici clandestini con particolare riferimento allo smaltimento di scorie nucleari e rifiuti tossici, riciclaggio di denaro, contrabbando di armi».

Di particolare importanza, poi, appaiono i documenti che riguardano le navi affondate nel Mediterraneo. «I relitti - evidenzia la Commissione - potrebbero contenere rifiuti pericolosi o radioattivi. Un documento del Sismi del 5 settembre 1995, indirizzato alla presidenza del Consiglio dei ministri, al Cesis e al ministero della Difesa riportava il risultato di una analisi degli affondamenti dei mercantili nel Mediterraneo dal 14 aprile 1989 al 22 luglio 1995. Si tratta di circa 90 affondamenti indicati con relative coordinate, carico, dati dell'armatore, percorso e motivi apparenti del naufragio che, dopo la declassificazione, verranno analizzati e confrontati con gli altri atti già acquisiti dalla Commissione.

LE COSTE CALABRESI
E a questo proposito torna alla ribalta il caso della radioattività sulle coste calabresi, che recentemente ha portato ad alcune perquisizioni ordinate proprio dalla Commissione parlamentare. Di particolare interesse è il racconto fatto, nel 2009, dal magistrato Bruno Giordano, il quale ha parlato delle indagini per ritrovare la nave Cunsky indicata dal pentito Fonti come una delle navi dei veleni. Il documento, tenuto segreto per alcuni anni, oggi svela una verità che potrebbe far riaprire il caso.

Dice Giordano: «Dallo squarcio di prua fuoriescono due bidoni, uno dei quali seminsabbiato. Il secondo particolare è agghiacciante. Da uno degli oblò sembrerebbero visibili due forme fisionomiche umane, sembrerebbero proprio due teschi in aderenza al vetro». C'erano delle persone a bordo quando è stata affondata quella nave? Il magistrato dichiara: «Per me è stato un viaggio a due servizi», ovvero quello di inabissare i veleni e quello di far sparire testimoni scomodi. Ultimo aggiornamento: 10 Febbraio, 14:18 © RIPRODUZIONE RISERVATA