Morti in corsia, interrogatorio fiume per dirigente dell'ospedale: il medico accusato cambia avvocati

Mercoledì 7 Dicembre 2016

Tra i dirigenti dell'ospedale di Saronno è il primo che decide di parlare, e lo fa per oltre 7 ore, il direttore sanitario dell'ospedale di Saronno, Roberto Cosentina, indagato come tutti i componenti della Commissione che decise non vi fosse nulla di rilevanza penale nel comportamento di Leonardo Cazzaniga, il medico arrestato per l'omicidio volontario di quattro pazienti, e in quello della sua amante, l'infermiera Laura Taroni, a sua volta in carcere per l'omicidio di suo marito. E nella difesa della difesa di Cazzaniga si registra un cambio di strategia, tanto che ha sostituito il suo legale d'ufficio con altri due di fiducia e che non sono del foto di Busto Arsizio. Davanti al procuratore di Busto Arsizio, Gian Luigi Fontana, e al pm Cristina Ria, Cosentina ha spiegato dal suo punto di vista anche una mail inviata agli infermieri che avevano sollevato il problema e ritenuta dagli inquirenti una sorta di favoreggiamento di Cazzaniga.

«Dobbiamo innanzitutto rilevare - scriveva - che le Vostre lettere hanno correttamente sollevato un quesito che è stato esaminato, come da Voi richiesto, sia sul piano professionale che etico. È per questo che la problematica è stata approfondita non solo dagli Scriventi ma anche è stato chiesto il supporto di figure professionali di ampia esperienza clinica e medico legale. Il trattamento dei casi clinici ha messo in evidenza un utilizzo di farmaci stupefacenti, ipnotici e sedativi in associazione tra loro e in dosaggi non comuni. Tutti i casi descritti si sono conclusi con l' «exitus del paziente avvenuto in P.S». La Commissione incaricata del caso concluse però con l'assenza di rilievi penali nei confronti di Cazzaniga. La commissione era coordinata dal direttore del Presidio ospedaliero di Saronno, Paolo Valentini ed esaminò otto casi, gli stessi poi presi in esame dai pm di Busto Arsizio. I quali non lesinano critiche: «Nel corso del lavoro della Commissione non sono stati sentiti gli infermieri segnalanti, né altri infermieri che hanno assistito Cazzaniga e non è stata esaminata alcuna documentazione medica ulteriore rispetto ai verbali di Pronto Soccorso».

Il responsabile del Pronto soccorso Nicola Scoppetta sottolineava, però, che «è indubbio che le scelte terapeutiche di questo professionista siano mosse dal controllo dei sintomi refrattari e non dalla induzione della morte del malato». Cosentina sembra aver quindi aperto una breccia su quanto accaduto in quell'ospedale i cui vertici saranno interrogati nei prossimi giorni. Come la responsabile di Medicina legale della struttura, Maria Luisa Pennuto, manda al un altro dei componenti della commissione, Paolo Valentini, il 16 maggio del 2013, dopo la conclusione dei lavori della commissione stessa, nella quale la Pennuto, scrive: «Ritengo comunque opportuno che sia assolutamente evitato da parte del dottor Cazzaniga qualsiasi riferimento al protocollo Cazzaniga...». Potrebbe slittare, considerato il cambio di collegio difensivo, l'interrogatorio del principale protagonista, Leonardo Cazzaniga che, dopo l'arresto, aveva spiegato di non voleva uccidere nessuno ma solo «alleviare le sofferenze» dei pazienti.

Ultimo aggiornamento: 8 Dicembre, 16:18 © RIPRODUZIONE RISERVATA