«Montecassino, l'ex abate rubava l'8 per mille»: vacanze da sogno e feste con ecstasy

«Montecassino, l'ex abate rubava l'8 per mille»: vacanze da sogno e feste con ecstasy
di Valentina Errante
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Sabato 21 Novembre 2015, 11:03 - Ultimo aggiornamento: 13 Novembre, 08:58

Vacanze da sogno, droga e follie con i soldi dell'8 per mille dei contribuenti, destinati alla carità e all'evangelizzazione della diocesi di Montecassino. Il denaro veniva prelevato dallo Ior e custodito nelle cassette di sicurezza o sui depostiti personali di Pietro Vittorelli, l'ex mondanissimo abate, classe '62, finito sul registro degli indagati con l'ipotesi di appropriazione indebita e riciclaggio. Sotto accusa, con lui, il fratello Massimo, manager e titolare dei conti nei quali, dal 2008 al 2013, sono stati trasferiti i fondi della diocesi.

Era lui a reimpiegare i fondi. Le operazioni bancarie sono andate avanti fino a qualche mese fa. Protagonista di serate mondane, raccontate anche dai siti di gossip, l'abate, segnalato nel 2010 dalla prefettura per l'uso di ecstasy, riusciva a spendere anche 34mila euro al mese, viaggi, hotel e acquisti. Ieri i militari del nucleo di polizia valutaria della Finanza, guidati dal generale Giuseppe Bottillo, hanno eseguito un sequestro di oltre 588 mila euro.

LE ACCUSE

Vittorelli si sarebbe impossessato dei soldi dell'8 per mille, «impiegandoli per propri interessi personali». Si comincia dal 2008, quando oltre 144mila euro vengono prelevati in contanti dal conto Ior intestato all'abate e depositati in una cassetta di sicurezza della Deustche Bank, poi un prelievo da 200mila euro nel marzo 2013, un altro da 202mila euro e ancora due prelievi in contanti, rispettivamente da 44,500 euro e da 164.900mila. Con una lettera dello Ior, che certificava quale fosse la destinazione del denaro (opere caritatevoli), i soldi finivano sui conti dei Vittorelli. Così l'abate avrebbe riciclato il denaro insieme al fratello.

Per un periodo, in seguito a una grave malattia che colpisce l'abate, i trasferimenti si interrompono. Ma alla fine della convalescenza il religioso fa ripartire i movimenti di denaro, mettendo «le somme a disposizione del fratello Massimo, persona munita di specifiche competenze tecniche e professionali nel settore dell'intermediazione finanziaria e degli investimenti mobiliari, così consentendogli di ostacolarne la tracciabilità e di celare il collegamento con le liquidità pervenute sui loro conti correnti personali». Solo in due occasioni - si legge nel decreto di perquisizione - Pietro Vittorelli versa i soldi direttamente sui conti del fratello «con un'appropriazione diretta dai conti dell'abazia e il versamento sul suo conto personale e una seconda volta versandoli sul conto cointestato con il fratello». Nelle altre, i soldi facevano lunghi giri, per finire sui depositi comuni.

IL GIRO DEI SOLDI

Nel 2008, i soldi prelevati allo Ior vengono consegnati da Pietro a Massimo, è il manager a «occultarli in una cassetta di sicurezza dalla quale nei tre anni successivi li trasferiva in modo frazionato su un conto intestato a proprio nome, dal quale poi la faceva confluire in un conto Mps cointestato con il fratello Pietro». Scrive il gip: «Tale specifica operazione, analiticamente ricostruita attraverso l'esame dei flussi dei rapporti di interesse, documenta in modo diretto la predisposizione di accurati sistemi operativi finalizzati a eludere accertamenti e a celare la provenienza illecita del denaro».