Milano, donna muore dopo intervento di liposuzione in clinica

Giovedì 12 Aprile 2018 di Claudia Guasco
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«La bellezza non è che una promessa di felicità», è il motto (rubato a Stendhal) del dottor Mattia Colli, 31 anni, specializzato in chirurgia estetica con studio a Lugano e nella centralissima via Podgora a Milano, proprio accanto al tribunale. Sul sito del suo Istituto clinico si fa fotografare mentre misura un seno prosperoso e cosce snelle, come quelle che aveva garantito ad Ana Maria Cracium, 34 anni, che il 5 luglio 2017 si è rivolta a lui per un’operazione di liposuzione. Due giorni fa è morta in un hospice di Orzinuovi, in provincia di Brescia, dopo nove mesi di agonia e diverse operazioni. E ora il dottore è indagato per omicidio colposo.

FASCITE NECROTIZZANTE
Quando ieri pomeriggio gli uomini del Nas si sono presentati allo studio, un elegante palazzo di appartamenti e uffici di avvocati, il dottor Colli stava operando. «Con lui un’infermiera, ma non c’era traccia dell’anestesista», dicono gli investigatori, che faticano a definire «clinica» le due stanze a uso operatorio in cui lavorava il medico. La donna, rumena, si è rivolta a lui su consiglio di un’amica, soddisfatta dei risultati dell’intervento. Questa volta però, stando all’esposto del compagno della donna che ha fatto partire l’inchiesta, la situazione appare subito critica. Appena dimessa dopo la liposuzione a fianchi, gambe e addome, la paziente si sente male, ha febbre alta e convulsioni. Resta tre giorni in una stanza d’albergo a Milano e non va in ospedale, scelta - sempre secondo la denuncia depositata ai magistrati di Brescia un mese fa - caldeggiata dallo stesso Colli che l’avrebbe dissuasa da un ricovero.

Con il compagno torna a casa in Romania e arriva in condizioni disperata. L’attendono mesi di sofferenze in un letto di ospedale a Bucarest, dove con varie operazioni cercano di salvarla. Quando però sopraggiunge una «fascite necrotizzante» i medici capiscono che non possono più fare nulla per lei. La donna viene portata in Italia e ricoverata alla Fondazione Poliambulanza di Brescia (la coppia aveva amici nella città lombarda), «dato che le sue condizioni non miglioravano», e nei giorni scorsi viene trasferita nell’hospice di Orzinuovi in condizioni disperate. «Aveva un’infezione devastante nelle parti basse del corpo a seguito dell’operazione», spiega l’avvocato Laura Gravina, legale del compagno di Ana Maria Cracium. Gli inquirenti fisseranno l’autopsia per chiarire le cause della morte, serviranno probabilmente tra i periti anche un chirurgo plastico e un infettivologo. Le indagini dovranno verificare, in particolare, anche se nell’intervento chirurgico sono state seguite tutte le prescrizioni igienico sanitarie.
Ultimo aggiornamento: 14 Aprile, 08:40 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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