Addio a Marta Marzotto, da mondina a contessa: tre amori e tante vite

Venerdì 29 Luglio 2016 di Veronica Cursi

«Io non ho età, sono immortale! Bloccatemi se siete capaci», diceva qualche tempo fa. E non aveva tutti i torti. Marta Marzotto, regina dei salotti dell'alta società, ha vissuto una e tante vite. Tre amori indimenticabili: il conte Marzotto da cui ha avuto cinque figli, il pittore Renato Guttuso e il parlamentare comunista Lucio Magri. Fascino, fantasia e testa, i cardini che hanno sempre guidato la sua vita.
Marta Marzotto era l’icona del Bel Paese. Cresciuta in una famiglia umile, figlia del sottoproletariato agricolo della pianura italiana, è stata una cenerentola moderna. Un'infanzia e un'adolescenza difficili - nasce a Reggio Emilia il 24 febbraio 1931 - tra le risaie della Lomellina, dove inizia a lavorare giovanissima, come mondina seguendo le orme della madre («Mi fasciavo le gambe con le pezze per proteggermi dalle foglie taglienti del riso e dalle punture di zanzare. Le bisce d'acqua e i topi mi sgusciavano tra i piedi nudi affondati nella melma, ero terrorizzata»), e poi come apprendista sarta. Ed è lì nell’atelier delle sorelle Aguzzi a Milano, dove fa la sartina e la modella, che la piccola Marta Vacondio conosce «il principe azzurro», il conte Umberto Marzotto, erede dell’omonimo impero tessile vicentino.

 

Si sposano nel 1954 e dalla loro unione durata 15 anni sono nati cinque figli: Paola (nata nel 1955), Annalisa (nata nel 1957, morta nel 1989), Vittorio Emanuele (1960), Maria Diamante (1963) e Matteo (1966). Ma non è un amore di quelli sereni, per lei spirito indomabile, personalità esuberante e incontenibile. Conosce Renato Guttuso, di cui diventa musa e ispiratrice, ed è grande amore per venti anni, regolamentato però da un patto: «Mai mettere in pericolo le famiglie». Arriva poi Magri, conosciuto negli anni in cui è segretario del Partito di unità proletaria per il comunismo: una relazione durata 10 anni: «Un rivoluzionario da salotto - lo definirà lei in un'intervista - gli interessava soltanto il bridge».

Una vita ricca di interessi, la Marzotto è stata amica dei potenti: politici, uomini di cultura e nobili. Vissuta tra amori, tradimenti («Nella mia infedeltà - disse una volta - ero fedelissima, sono stata un'ottima moglie»), vicende giudiziarie, salotti e scandali. La contessa infatti non riesce a evitare anche qualche bega giudiziaria. Nel 2006 viene condannata in primo grado per aver riprodotto, senza averne titolo, alcune opere in suo possesso di Guttuso, i cui diritti legalmente sarebbero spettati al figlio dell'artista. Nel 2011 la Corte d'Appello ribalta la sentenza «perché il fatto non costituisce reato». Ma non sempre la vita le sorride: aveva solo 32 anni quando la fibrosi cistica le portata via la figlia Annalisa. «Un dolore troppo grande»

Si è spesso definita «una donna libera». Di certo originale, stravagante, eccentrica. Anche da nonna, l'ultimo capitolo della sua vita: «Il più divertente», confessò la contessa. Aveva 9 nipoti. «A loro insegno la libertà e da loro imparo la tolleranza», disse una volta. Loro oggi la ricordano come «una madre e una nonna fantastica».
 

Ultimo aggiornamento: 11:40 © RIPRODUZIONE RISERVATA