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Il massacro di Alatri, ecco chi sono le belve: Mario, lo spaccio e il lavoro da cuoco

Il massacro di Alatri, ecco chi sono le belve: Mario, lo spaccio e il lavoro da cuoco
di Camilla Mozzetti
2 Minuti di Lettura
Mercoledì 29 Marzo 2017, 09:58
 Per un po' aveva resistito, ma poi Mario Castagnacci, 27 anni, indagato per l'omicidio di Emanuele Morganti, originario di Alatri e un impiego come cuoco in un ristorante della Capitale, non ce l'ha fatta. La bussola è andata persa e la droga ha iniziato a scandire la sua vita. Piccoli episodi di spaccio, conosciuti anche dalle autorità locali, che lo hanno fatto entrare e uscire dal carcere negli anni passati, gli hanno fatto acquistare la nomea in paese di spacciatore. Hashish, qualche pasticca, un po' di marijuana, passata tra i giovani di Alatri a prezzi buoni. «Un delinquentello - spiegava ieri Sergio, un residente della piccola città, in piazza Santa Maria Maggiore - che ha ripreso dal padre Franco».
La sua famiglia da generazione è conosciuta nella cittadina del frusinate con il soprannome Bellarmi. L'origine di questo appellativo nessuno lo sa spiegare con precisione, ma di fatto non lascia presagire nulla di buono. Papà Franco, anche lui secondo quanto raccontano i residenti di Alatri, aveva avuto precedenti con la droga.

IL PADRE AL MIRO
Ora l'uomo, per sbarcare il lunario, svolgeva il lavoro di buttafuori nei locali della cittadina. E venerdì sera, secondo quanto riportato da alcuni testimoni, era in servizio al pub Arci Miro. E proprio per questo è indagato anche lui per l'omicidio di Emanuele Morganti. Il figlio Mario «è uguale al padre», sentenziavano ieri i residenti. Arrogante quanto basta per farsi più nemici che amici in una città che non arriva a 30mila abitanti. Quando girava la sera per le strade di Alatri - in quei casi in cui non restava a Roma -, dopo aver dismesso il grembiule da cuoco, si presentava tirato a lucido e bazzicava con il suo gruppo i locali notturni. Attaccabrighe di mestiere, facinoroso per vocazione, in molti ricordano risse nate per futili motivi in cui Mario era quasi sempre un protagonista attivo. «O le provocava - raccontano i cittadini - o ci finiva in mezzo». Molti altri residenti, e soprattutto le ragazze, avevano anche paura di questo giovane che menava le mani per l'aria con la stessa facilità con cui si accende una sigaretta. La mamma Maria Teresa ne era addolorata e pare che nel tempo pur avendo cercato di sedare l'irruenza del figlio non ci fosse riuscita.