Mammone e Fuzio ai vertici della Cassazione, ma il Csm si divide sulla scelta del pg

La Corte di Cassazione
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Venerdì 22 Dicembre 2017, 22:09

Non sarà un «papa straniero» a guidare la procura generale della Cassazione. Chiamato a scegliere il successore del Pg della Suprema Corte Pasquale Ciccolo, che lascia la magistratura per raggiunti limiti di età, il plenum del Csm ha preferito a maggioranza Riccardo Fuzio, da 11 anni nell'ufficio che ora è chiamato a dirigere, al Pg di Roma Giovanni Salvi, che è stato procuratore di Catania e che quando era sostituto nella capitale ha indagato su Ustica e Gladio e sugli omicidi di Calvi e Pecorelli.

Una nomina nel segno della continuità, così come quella di Giovanni Mammone a primo presidente della Cassazione al posto di Giovanni Canzio, entrambe decretate in un plenum straordinario presieduto dal capo dello Stato. Su Mammone - che sinora ha ricoperto il ruolo di segretario generale della Cassazione e che in passato è stato consigliere togato del Csm nel gruppo di Magistratura Indipendente - c'è stata l'unanimità dei consensi. Un esito scontato dopo il ritiro dalla corsa alla vigilia del voto del candidato di minoranza, Domenico Carcano, già capo dell'Ufficio legislativo del ministro della Giustizia Orlando e ora con ampie chance di diventare il presidente aggiunto della Cassazione, cioè il «vice» di Mammone, posto che il Csm dovrà assegnare alla ripresa dell'attività dopo la pausa festiva. Con il suo predecessore Mammone -che a 67 anni ed è di Avellino - ha «condiviso con lealtà e determinazione tutti i processi di autoriforma avviati dalla Cassazione», come ha voluto sottolineare lo stesso Canzio. È nel solco della continuità anche la scelta fatta dalla maggioranza a favore di Fuzio (67 anni, di Andria), ora avvocato generale in Cassazione e con un recentissimo passato di consigliere del Csm nel gruppo di Unicost. Lo ha ben evidenziato Ciccolo, quando ha voluto ricordare che non è un caso che lui stesso e tutti i suoi predecessori siano stati scelti all'interno della procura generale per «un'esigenza di funzionalità», visto che si tratta di un ufficio «molto complesso» e che per guidarlo «occorre un'adeguata esperienza».

La decisione ha comunque diviso i consiglieri. Il nuovo Pg ha ricevuto 16 voti (di tutti i togati esclusi quelli di Area, e di 5 componenti laici su 7) contro i 9 andati a Salvi. L'ex procuratore di Catania è stato sostenuto dall'intero gruppo di Area e da due laici di centro sinistra , Renato Balduzzi e Paola Balducci: tutti convinti che le maggiori esperienze direttive e sul campo del loro candidato fossero la migliore carta per le missioni che aspettano il nuovo Pg, che oltre ad essere titolare dell'azione disciplinare ( uno «strumento indispensabile per attuare l'autonomia e l'indipendenza della magistratura», come ha detto il capo dello Stato) ha rapporti diretti con la procura nazionale antimafia e antiterrorismo. In segno di «rispetto» per le diverse sensibilità presenti nel Csm si è astenuto il vice presidente, mentre come sempre non ha partecipato al voto Sergio Mattarella, che con Giovanni Legnini ha rivolto gli auguri di buon lavoro ai magistrati nominati, che entrano a far parte di diritto del Csm e del Comitato di presidenza di Palazzo dei marescialli.

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