Napoli, rapinatore ucciso, il gioielliere: «Mi ha puntato la pistola contro»

Lunedì 12 Febbraio 2018 di Gigi Di Fiore

Luigi Corcione, il gioielliere che l'altra sera ha ucciso un ladro a Frattamaggiore a due passi da Napoli, sarà indagato oggi per omicidio colposo. La Procura ha spiegato che si tratta di un atto dovuto ,necessario per consentire al gioielliere di nominare un perito che assista all'autopsia del cadavere del ladro e alle prove balistiche. A Napoli Nord intanto è in atto una caccia all'uomo per catturare i due complici dell'uomo riusciti a fuggire.
Ma intanto il gioielliere parla. E' provato. Luigi, il giorno dopo aver ucciso un rapinatore fuori la sua gioielleria, non riesce ancora a spiegarsi bene quello che è accaduto. Scosso, dice no a tutte le richieste di intervista. Ha la faccia da ragazzino, Luigi, nonostante i suoi 30 anni. E lo stato d'animo in cui è piombato lo fa apparire ancora più piccolo. «Mi sento male - sussurra - Non voglio parlare con nessuno».

Ha dormito poco, la notte dopo la morte del rapinatore Raffaele Ottaiano. Agitato, ma anche impaurito. Non immaginava di dover mai usare la pistola che aveva da quando era diventato maggiorenne. Un'attività a rischio, la sua, in una gioielleria che a Frattamaggiore tutti conoscono, perché inaugurata addirittura 138 anni fa. Ma, nonostante tutto, dice di non aver mai subito una rapina.

LA PRIMA VOLTA
Eppure Luigi è subentrato al padre Angelo nel 2004. È lui a gestire l'attività di famiglia da ben 14 anni. Un'attività fondata dal bisnonno Carlo nel 1880. Lì dentro, in corso Durante, si sono avvicendati padri e figli ogni 40 anni. Luigi è il quarto della famiglia. E, consigliato, aveva subito preso il porto d'armi.
«Ma non avevo mai sparato a nessuno», dice. È la prima volta ed è stato tremendo. Non è facile sapere di aver ucciso un uomo, anche se è stato un gesto di difesa e se la paura in attimi frenetici e violenti ha condizionato quella decisione.

Luigi sa che è indagato per omicidio colposo e aspetta qualche comunicazione dalla Procura di Napoli nord.
Nel frattempo, Luigi attenderà a casa. Per ora, quegli attimi terribili sono solo ricordi vaghi, frammenti che gli scorrono dinanzi agli occhi e su cui non ha ancora avuto modo di fermarsi per una messa a fuoco in maniera tranquilla. Sabato sera alle 18,30, Luigi non era dietro il bancone della gioielleria. C'era invece una commessa ma Luigi controllava, come faceva sempre, tutto ciò che avveniva lì dentro. Nella gioielleria ha un sistema di videocamere a circuito chiuso, collegate con dei monitor in casa. Luigi guardava e vedeva la commessa, impegnata con alcuni adolescenti che stavano scegliendo degli oggettini per San Valentino.
«All'improvviso è successo tutto», mormora. Sui monitor è apparso un uomo giovane a volto scoperto. Subito dopo, l'uomo si è infilato la maschera di Carnevale di Hulk. Ha fatto da apripista, ha spianato la strada agli altri tre complici. La commessa ha cominciato a urlare.

È a quel punto che Luigi ha preso la sua decisione e non riesce ancora a darsene una spiegazione. Un atto di coraggio o di imprudenza. O, forse, semplicemente la spinta a mandare via i rapinatori, sperando nell'arrivo di qualcuno in aiuto, con corso Durante affollato come ogni sabato sera.
Ricorda solo che «mi sono visto puntare una pistola contro». Uno dei quattro davanti a lui, armato. Ed è a quel punto che ha preso la sua pistola che mai prima aveva puntato contro un uomo. E ha sparato. Ha ucciso quell'uomo armato, mentre accanto a lui c'era anche un parente, un cugino, che lo accompagnava.
Il dopo sparo è ancora più confuso. Luigi è scappato, mentre anche i complici dell'ucciso erano fuggiti via. Poi, non sa più nulla, sa solo che è andato a rintanarsi in casa. E ora ha le idee confuse.
 

Ultimo aggiornamento: 13 Febbraio, 17:12 © RIPRODUZIONE RISERVATA