Pamela, si rafforza l'ipotesi di una violenza di gruppo prima dell'omicidio

Giovedì 15 Febbraio 2018 di Daniel Fermanelli e Andrea Taffi

MACERATA C'erano tracce di liquido seminale e di saliva sui resti del corpo di Pamela. Le conferme ufficiose che arrivano dal Ris stanno per chiudere un altro tassello della ricostruzione nella casa dell'orrore dove il 30 gennaio è barbaramente morta Pamela Mastropietro. Così, da ieri, l'idea di una violenza sessuale del branco è un po' più vicina alla formalizzazione dell'accusa e un po' meno ipotesi campata per aria. I timori che il meticoloso lavoro di pulizia con la candeggina avesse vanificato l'indagine per ora sono fugati e sostengono la ricostruzione di una violenza di gruppo. L'ultimo diaframma che separa le ricerche dalla conferma delle ipotesi di un abuso sulla 18enne romana, stordita dall'eroina, è la comparazione del liquido dei tre arrestati. Andrà esclusa, in sostanza, la possibilità che appartenga all'uomo di Mogliano che il giorno prima dell'omicidio era stato con Pamela in un garage di Corridonia. Intanto la Procura chiederà «quanto prima» il giudizio immediato dinanzi alla Corte di Assise per Luca Traini, accusato di strage aggravata per il raid xenofobo a colpi di pistola del 3 febbraio.

GLI INTERROGATORI
L'ipotesi dei carabinieri resta quella di una violenza su Pamela, poi difronte alla sua ribellione si è scatenata una furia omicidia a cui è seguito il depezzamento sul terrazzo della mansarda di via Spalato. I particolari affiorano nel giorno in cui il Gip convalida il fermo di Desmond Lucky e Lucky Awelima: per ora resteranno nel carcere di Montacuto, in isolamento, al pari del loro amico Innocent Oseghale. Lucky e Awelima ieri sono arrivati a Macerata su un mezzo della polizia penitenziaria. Il Gip Giovanni Maria Manzoni ha deciso che entrambi debbono rimanere dietro le sbarre per i gravi indizi di colpevolezza. Riconosciuti tutti i reati ipotizzati dalla Procura: omicidio volontario, distruzione, occultamento e vilipendio di cadavere. A differenza della posizione del connazionale Innocent Oseghale, 29 anni - il cui arresto è stato convalidato, sulla base della prima autopsia escludendo l'omicidio - determinanti sono stati i risultati della perizia bis effettuata dal professor Mariano Cingolani, secondo cui Pamela potrebbe essere morta a seguito di coltellate inferte all'altezza del fegato.

Accertata anche una ecchimosi su una tempia, a dimostrazione del fatto che la vittima sarebbe stata ferita. Ieri solo Desmond Lucky, assistito dall'avvocato Gianfranco Borgani, ha risposto alle domande dei magistrati. «Non ho mai visto Pamela, non le ho ceduto la droga - ha ribadito -. È vero, ho telefonato ad Oseghale, ma solo per parlare di alcune puntate alla Eurobet». Però secondo l'analisi delle celle telefoniche il 30 gennaio si trovava nella casa in cui Pamela è stata uccisa e fatta a pezzi. Awelima, difeso dall'avvocato Giuseppe Lupi, si invece è avvalso della facoltà di non rispondere. C'è anche un quarto indagato nigeriano, che secondo la Procura avrebbe un ruolo marginale. «Ha fin da subito collaborato con gli inquirenti», spiega il suo avvocato Paolo Cognini. Ha detto di avere ricevuto una telefonata o un sms da Oseghale, che gli chiedeva aiuto perché Pamela si sentiva male. «Ma non sono mai andato nell'appartamento», ha detto l'indagato.

Ultimo aggiornamento: 16 Febbraio, 17:39 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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