Avellino, le gemelle adottate rispondono alla madre naturale che le cerca: «Non siamo oggetti smarriti»

Mercoledì 7 Giugno 2017 di Dario Sautto

Avellino. «Non siamo oggetti smarriti che qualcuno deve ritrovare: ci lasci in pace». Attraverso una lettera diffusa dal loro legale di fiducia, le gemelle Sara e Milena Bramino rispondono a Raffaela Migliaccio, la donna che da alcune settimane ha iniziato una incessante ricerca mediatica delle due ragazze, sue figlie naturali, ma fin da piccole adottate da una coppia avellinese.

Dopo essere comparsa in tv – al programma Pomeriggio 5 condotto da Barbara D'Urso – e aver preso contatti con televisioni locali e con «Chi l'ha visto?», la madre naturale delle due ragazze ha usato anche Facebook, pubblicando il referto della nascita e chiedendo aiuto per e ricerche. Risultato: le due gemelle – oggi 30enni – hanno scoperto dai social network di essere state adottate. Uno choc forte, avvenuto meno di un mese, con una delle due giovani in dolce attesa e costretta più volte a recarsi in ospedale. Ieri mattina, attraverso l'avvocato Carmen Quaglianella, le due gemelle Bramino hanno denunciato la madre naturale e chi ha divulgato i loro nomi per violazione della privacy, scrivendo una lunga lettera.

Qui il testo completo diffuso dall'avvocato Quaglianella: «Rispondiamo pubblicamente a chi sui mass-media ha fatto i nostri nomi commettendo reato, perché ha violato la legge sulla privacy e sulla adozione insieme a chi li ha diffusi pubblicando documenti coperti dal segreto. Sono stati violati i nostri diritti legali e umani in maniera arbitraria e spudorata. È bene che tutti sappiano che chi ha sbandierato il suo dolore in TV e sui giornali, dicendo di cercare le bimbe che ha partorito nel 1986, di fronte alla notizia di averle finalmente rintracciate, invece di correre direttamente dalla persona che l’ha chiamata, ha preferito andare in TV, anche dopo aver ricevuto una diffida, tramite la polizia, ad interrompere la sua campagna, calpestando senza alcun riguardo la nostra vita privata. Abbiamo subito violenza con la divulgazione dei nostri nomi e dei nostri dati sensibili a mezzo stampa; abbiamo subito violenza da decine di persone sconosciute che, attraverso Facebook, ci hanno assediato in modo indecoroso vomitandoci addosso squallide morbosità. Noi siamo figlie dei nostri genitori. Sono loro che ci hanno “messe al mondo”, che è cosa ben diversa dal “partorire”. Nei confronti di questa signora non abbiamo né curiosità né desiderio di conoscerla né di aver alcun tipo di rapporto sia diretto che indiretto. Né oggi né mai! Siamo persone e come tali vogliamo essere rispettate. Non siamo OGGETTI SMARRITI che qualcuno deve ritrovare. L’unica cosa di cui ringraziamo è di averci partorito».

Nel frattempo, le due gemelle hanno presentato denuncia «per le violenze da noi subite e per tutte le violazioni della legge sulla privacy e sulle adozioni. Tutti quelli che hanno violato la legge – fanno sapere tramite il loro legale – saranno chiamati a rispondere delle loro azioni».

Ultimo aggiornamento: 9 Giugno, 12:35 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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