Caso Marò, Latorre sarà dimesso solo dopo accertamenti: al vaglio operazione

Domenica 4 Gennaio 2015
Caso Marò, Latorre sarà dimesso solo dopo accertamenti: al vaglio operazione

Intervento chirurgico o terapia mirata. È tra queste due ipotesi che si stanno concentrando i cardiologi del Policlinico di San Donato Milanese per sciogliere la prognosi del marò Massimiliano Latorre, colpito da ischemia lo scorso agosto mentre si trovava a New Delhi. E dove dovrà rientrare entro la mezzanotte del 12 gennaio, in base al permesso di 4 mesi concessogli per motivi di salute dalle autorità indiane.

In queste ore, il fuciliere di Marina - dal 2 gennaio ricoverato per la terza volta nell'ospedale alle porte di Milano dopo aver passato un periodo di convalescenza e fisioterapia nella sua Taranto - viene sottoposto ad una serie di esami clinici per stabilire le cause del malore, definire le procedure mediche per la definitiva riabilitazione e, solo allora, le dimissioni dall'ospedale.

Già lo scorso dicembre si era parlato di una possibile operazione per l'8 gennaio, eventualità che renderebbe particolarmente delicato un trasferimento in India nei giorni immediatamente successivi. Ma, come fatto notare anche ieri dal governo indiano, a Delhi è rimasto Salvatore Girone, considerato dall'India «unica garanzia per il ritorno di Latorre».

Motivo per cui al secondo marò, 'reclusò nell'ambasciata italiana in attesa del processo sulla morte di due pescatori indiani scambiati per pirati nel febbraio 2012, è stata negata a dicembre una «licenza natalizia» per poter passare le feste a casa. Latorre è ricoverato nel reparto solventi del Policlinico, piantonato da carabinieri in borghese.

Il suo nome risulta registrato tra quello dei degenti, ma senza indicazioni sul numero di stanza e letto, per evitare qualsiasi contatto con estranei o semplici curiosi, compresi i parenti di altri pazienti. Davanti all'ospedale tuttavia, Fratelli d'Italia ha organizzato un presidio di sostegno e «incoraggiamento»: «Siamo qui per ribadire la necessità di un'azione incisiva da parte del governo e delle istituzioni europee nei confronti di chi, come l'India, viola il diritto internazionale detenendo illegalmente i nostri marò», ha detto Carlo Fidanza, membro dell'Ufficio di presidenza Fdi-An.

Il partito di Giorgia Meloni ribadisce inoltre «la necessità di attivare immediatamente le procedure per l'arbitrato internazionale, sospendere la partecipazione dell'Italia alle missioni militari internazionali e interrompere i negoziati per l'accordo commerciale Ue-India». Ma prima di arrivare allo strappo, il governo Renzi attende ancora una risposta di New Delhi sulla proposta italiana che punterebbe a scuse ufficiali, risarcimento alle famiglie dei pescatori uccisi e promessa di un processo in Italia ai due fucilieri di Marina.

Intanto l'ambasciatore Daniele Mancini è rientrato oggi in India dopo essere stato «richiamato per consultazioni» a metà dicembre, proprio in seguito all'ultimo 'nò della Corte Suprema alle richieste dei marò.

Ultimo aggiornamento: 5 Gennaio, 14:43 © RIPRODUZIONE RISERVATA