La follia del manager ignorata dai medici: «Sì al porto d’armi»

Mercoledì 23 Maggio 2018 di Gianluca Lettieri e Paolo Vercesi
1

Voleva uccidere moglie e figlia a colpi di pistola, ma qualcosa all’ultimo momento gli ha fatto cambiare strategia. Fausto Filippone aveva forse fretta di mettere in atto il suo piano di morte e così domenica scorsa ha ammazzato la sua Marina spingendola giù dal balcone della casa di Chieti scalo e poi la piccola Ludovica, fatta precipitare dal cavalcavia “Alento” sull’A14, a Francavilla al Mare.

Non era così che l’aveva pensata all’inizio. Agghiacciante il retroscena emerso dalle indagini della Squadra mobile di Chieti diretta da Miriam D’Anastasio: il 15 maggio, cinque giorni prima della strage familiare, il manager aveva superato la visita psichiatrica per ottenere il porto d’armi a uso sportivo. Un medico del Centro di salute mentale di Chieti, città in cui Filippone è risultato residente, aveva accertato la sua idoneità psicofisica, anche sulla base del certificato del medico di famiglia sulle condizioni fisiche del paziente.

Secondo i due medici, non presentava malattie mentali o vizi che potessero rendere carente, anche solo in modo temporaneo, la sua capacità di intendere e di volere. Poi Filippone, che mai in passato aveva avuto una passione per pistole e fucili, ha cambiato idea. Tant’è che alle 9,30 di domenica, poche ore prima della strage, ha telefonato al poligono di Pescara per annullare la prova pratica, l’ultimo passaggio prima di consegnare in Questura la documentazione per avere la licenza. Cosa lo abbia spinto a stravolgere il suo folle piano di morte resta uno dei tanti misteri di una tragedia spiegabile solo con la depressione autodistruttiva dell’uomo.

I DISEGNI DI LUDOVICA
Eppure che Filippone non fosse più lo stesso lo avevano capito in tanti fra quanti lo conoscevano e frequentavano. Persino la figlia Ludovica, dieci anni: gli investigatori hanno trovato in casa un foglio con disegni e parole della piccola che inducono a pensare che lei si fosse accorta dei problemi del genitore. Anche la sorella di Fausto aveva parlato della situazione con la cognata Marina, tentando di dare un aiuto. Ma quando lui aveva saputo di quel colloquio con la moglie si era arrabbiato. E aveva ammonito la sorella dicendole con tono aggressivo una frase di questo tenore: «Non ti permettere più di entrare nella mia vita privata».

Filippone poteva essere fermato subito dopo aver spinto la moglie giù dal balcone, considerato che una Volante era sul posto? E’ questa la domanda che da giorni tormenta Francesco Angrilli, fratello di Marina e su cui la Procura intende fare luce. «Non sono in grado di stabilire se ci siano delle responsabilità, saranno gli organi preposti a farlo - ha detto Angrilli -. Non ho intenzione di procedere contro qualcuno: so quello che ho perso e non lo potrò riavere». Intanto si avvicina il momento degli addii: si terranno domani alle 15,30, nella chiesa dei Gesuiti a Pescara, i funerali Marina e Ludovica. Nessuna messa invece per Fausto Filippone, i cui parenti pensano a un saluto privato direttamente al cimitero.
 

Ultimo aggiornamento: 24 Maggio, 12:35 © RIPRODUZIONE RISERVATA

LE VOCI DEL MESSAGGERO

“No” ai botti killer di cani e gatti: una campagna tra gli studenti

di Marco Pasqua